Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /423

L’8 marzo di due anni fa (era il 2015), nel corso di una nostra scalata di Monte Mario, capitammo per caso in una piazza che era stata dedicata a Walter Rossi, vittima del fascismo; la nostra memoria andò subito a quegli anni vissuti da molti giovani di allora pericolosamente, in prima fila nella lotta per conquistare un mondo migliore fatto di solidarietà, di giustizia sociale, di studio, di pace, di lavoro. Guardandoci intorno capimmo subito che quella piazza, ristretta fra via della Camilluccia, via Igea e via dei Giornalisti e a ridosso di via Trionfale, non era solo dedicata ad un ragazzo che aveva sacrificato la propria vita per un mondo migliore, bensì ne custodiva l’anima: all’interno del giardino un monumento a lui dedicato, sulle pareti di una vecchia cabina di trasformazione ACEA un murale realizzato da Borondo che noi abbiamo presentato e custodito per la memoria collettiva col murale al giorno 146 proprio dell’8 marzo 2015.

Fatta questa doverosa premessa, veniamo alla storia più recente; qualche tempo fa, non si sa se ad opera di ACEA, proprietaria del manufatto, o da parte di mano ignota, quel murale

 

il pezzo di Borondo

era stato cancellato e la cabina aveva assunto un monotono colore uniforme.

Di recente, un groppo di amici, facente capo al collettivo culturale “Invisibile” (ex Muracci Nostri), ha coinvolto Gomez, che ha spesso calcato la scena di FotografiaErrante, per ridare vita, nel nome di Walter Rossi, a quelle pareti oscure. Con il sostegno dei genitori e degli amici di Walter Rossi, Gomez ha realizzato un progetto di vera avanguardia artistica fuori dall’usuale ma dalla grande carica emotiva:

Walter Rossi visto dal Gomez

primo piano

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Il volto di Walter è quasi interamente ricoperto. specie all’altezza degli occhi, di rose i cui petali di cristallo riflettono l’ambiente circostante. L’osservatore è stregato dai riflessi che si accavallano su quei frammenti di specchi e istintivamente si avvicina per selezionare l’immagine che lo colpisce di più e proprio lì si avverte ciò che prima era inimmaginabile: si vede tutto ciò che avviene sulla piazza e i colori che la circondano, le persone che sostano alla fermata del bus, il motorino e le automobili che passano, i rami dei platani ciscostanti, spicchi di cielo azzurro. Ed ecco che ti rendi conto di stare guardando il mondo con gli occhi di Walter; occhi che sono stati spenti dalla furia omicida quarant’anni fa.

      

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Sulla parete opposta del manufatto Gomez ha riportato una splendida poesia scritta dal “Poeta del Nulla“:

e su tutte e quattro le pareti ha appeso, distanziata dal muro, una lastrina di plexiglas  con sopra dipinta una rosa che si riflette sulla parete; ognuna rappresenta un decenni dei quattro successivi alla morte di Walter:

      

due delle rose

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Infine, Gomez, a terra, proprio a ridosso della parete che sostiene la poesia del Poeta del Nulla, ha realizzato una simbolica rappresentazione di un lago di sangue; i riflessi emessi colpiscono i nostri occhi dell’azzurro del cielo.

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manifesto celebrativo del quarantennale della morte di Walter Rossi e il monumento a lui dedicato

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