Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /430

Nuova puntata del “Progetto Novecento”; siamo andati a scovarla in via Marco Polo, proprio in prossimità della stazione Ostiense. I pezzi come al solito sono due, gli autori, anche loro due, sono Elia Elia e Leonardo Crudi. Anche in questo caso si ripercorre la storia del secolo da poco archiviato, a cui noi siamo particolarmente legati e per l’intensa storia che lo ha attraversato, almeno dallo scoppio della prima guerra mondiale e fino alla caduta dell’impero sovietico (il secolo Breve, ovvero l’epoca del grandi cataclismi, come lo chiama Eric Hobsbawm) e per il fatto che quel secolo, almeno per il suo terzo superiore lo abbiamo vissuto di persona, molto intensamente. E lo si fa attraverso il cinema, quello che ha saputo anticipare i fermenti della vita italiana, rendere disponibili per tutti le idee che avrebbero poi rivoluzionato il nostro stile di vita, anche della gente comune.

Viniamo ora ai due poster che abbiamo trovato in via Marco Polo; il primo, di Elia Elia, ci riporta alla memoria uno dei migliori film di Marco Ferreri: La grande abbuffata, uscito nel 1973; quattro uomini annoiati dalla vita, con un filo comune che è quello di avere un rapporto molto, molto problematico con le donne, trovano un originale modo di suicidarsi mangiando fino alla morte. Ecco il pezzo:

cast: Tognazzi, Mastroianni, Noiret, Piccolì

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Il secondo poster tratta non di un film vero e proprio, ma di quello che tecnicamente si chiama cortometraggio; ha la durata di 22 minuti: Transfert per camera verso virulentia. Il regista che lo realizzò nel 1967, Alberto Grifi, è oggi definito a ragione il padre di tutti i diseredati del cinema italiano; l’argomento trattato è molto scottante, si parla di Aldo Braibanti, uno che, partigiano durante la guerra, venne imprigionato due volte, una dai nazisti, l’altra dai fascisti, e ripetutamente torturato. Filosofo e pensatore, ebbe poi la sfortuna, perché molto scomodo per il sistema, di venire perseguitato anche nel dopoguerra; a dimostrazione che con la fine della guerra il pensiero fascista fosse più forte che mai, per il fatto che non ci siamo mai permessi una nostra “Norimberga”, lui fu l’unico cittadino italiano che fu processato e, udite udite, condannato per plagio, un reato, retaggio del fascista Codice Rocco, che la nostra Corte Costituzionale abolì nel 1981 (l’articolo riguardante il reato di plagio; il codice Rocco è,  in gran parte, ancora i vigore). Solo la mobilitazione di un folto stuolo di intellettuali riusci a tirarlo fuori dalla galera dopo circa due anni (gliene avevano dati nove). Ecco il pezzo , realizzato da Leonardo Crudi, che ci ha riportato alla memoria il caso Braibanti, da noi a suo tempo molto seguito.

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Ecco ora i due pezzi affissi in via Marco Polo:

l’ambiente espositivo

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