Per luoghi misteriosi /42

Alcuni giorni fa ci siamo impegnati in una lunga escursione nel basso Lazio, in quella zona dove, nell’ottocento, arrivava l’industrializzato “Regno delle due Sicilie”. Ci siamo andati perchè informati della presenza di una Vecchia Cartiera, nata nella prima metà del diciannovesimo secolo.

Poche sono le notizie su questa cartiera; alcuni articoli, anzi uno solo che poi è stato copiato da molti e sparpagliato nei meandri del web, ne attribuiscono la costruzione e la gestione ad una famiglia illuminata della zona. Si dice anche che questa famiglia concentrò poi la propria attenzione su una ricerca che avrebbe cambiato il mondo del fare agricoltura: la produzione e l’uso dei fertilizzati azotati per migliorare la resa delle terre coltivate.

E a seguito di questa attenzione, si narra in questi articoli che la produzione della carta passò rapidamente in secondo piano e lo stabilimento addirittura chiuse i battenti già nel 1872.

A noi sembra però che alla storia manchino alcune pagine, quelle che narrano la ripresa dell’attività di produzione, di rifacimenti, strutturali e sostanziosi degli edifici, probabilmente a cavallo fra le due guerre, che portarono all’uso del cemento armato per realizzazione di nuovi solai e nuovi tetti.

Al nostro arrivo accertiamo che l’entrata principale è inaccessibile per cancelli chiusi e rovi esuberanti; cerchiamo di guadagnare il retro dello stabilimento, passiamo vicino ad un circo che sta accampato di fianco alla Cartiera, dove quattro animali esotici vecchi e spelacchiati ci fanno venire un magone infinito. Superato il recinto del dromedario arriviamo in uno spiazzo: alla nostra destra c’è un facilissimo accesso alla cartiera, ma a destra, stupiti, vediamo un immenso edificio di recente costruzione, tutto blocchi di cemento e cristalli, con un tetto in lamiere dell’ultima generazione.

Tutto fa pensare che questo edificio fosse destinato a centro congressi, esposizioni, eventi o quant’altro. Inutile dire che non è mai stato utilizzato, anzi, da notizie avute “brevi manu” sembra non sia mai stato nemmeno terminato. Col tempo poi, il sito è stato oggetto di vandalismi di ogni genere e di asportazione di tutto ciò che fosse trasportabile e di un quanto minimo valore. Le porte in vetro sono tutte sfondate, gli infissi delle finestre mancano completamente. All’interno i tramezzi in materiale moderno (travetti in ferro, pannelli in cartongesso, ecc, ecc.) sono completamente sfondati. Dobbiamo allora rinviare l’ingresso alla cartiera e prima ci facciamo un giro nei saloni di questo edificio, che anche da fuori mostrano la presenza di una infinità di pezzi. Iniziamo la nostra visita non prima di aver chiarito che in ambedue i siti che visiteremo, troveremo, nella maggior parte dei casi pezzi di due street artist della zona; essi sono Oniro e Dralm.

Diamo inizio alle danze!, Oscar che fotografa Dralm
Il guardiano del sito; Oniro

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Siamo di fronte a due porte, scegliamo di varcare quella a destra attratti da una famosa frase: “Fatti non foste a viver come bruti……” che risuona minacciosa in un canto dell’Inferno dantesco.

Dralm

la superiamo ed eccoci in una piccola stanza con due pezzi

superiamo l’altra porta ed eccoci in un immenso salone, tutto affrescato

due lati
da sx: Davide N., Oniro, Dralm, Oniro, Oniro, Dralm

entriamo ora nei dettagli.

esercizio calligrafico di Oniro

A questo punto riteniamo sia il caso di concederci un piccolo riposo. Domani lasceremo questo stanzone, entreremo in altre stanze che affacciano su un immenso prato che raggiunge le vicine colline; successivamente entreremo nella cartiera, quella che era la meta del nostro viaggio. Un po’ di pazienza!

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