Outdoor Festival di Roma

Con questa carrellata, che inizia oggi 16 novembre, vogliamo presentarvi le opere esposte alla Dogana di S.Lorenzo che si trova a ridosso dello Scalo S.Lorenzo, nell’omonimo quartiere romano, stazione oggi utilizzata come deposito per i treni Eurostar di Trenitalia, dove la notte vengono ripuliti, manutenuti e a volte anche raggiunti dai Writers avventurosi; una volta però questa stazione era il cuore del trasporto merci che quotidianamente riforniva la città di Roma di tutto ciò che aveva bisogno per sopravvivere e soprattutto vivere, stiamo parlando di fine ottocento e prima metà degli anni ’50, quando il trasporto su gomma era di là da venire e i treni la facevano da padroni!

All’interno degli immensi locali della Dogana, ormai vuoti ed abbandonati a se stessi, in attesa dell’assalto dei palazzinari romani che stravolgeranno questo luogo di meravigliosa archeologia industriale, ha trovato allocazione la quinta edizione di Autdoor Festival – Moving Forward. Negli anni passati, in giro per Roma o meglio dire al quartiere Ostiense di Roma durante le precedenti edizioni sono state realizzate grandi opere firmate Luca di Maggio, Rero, Sten & Lex, Borondo, Brus, Momo, Sam 3, Agostino Iacurci, Kid Acne, C 215, JBRock solo per citare i più famosi; quest’anno, all’ombra della Dogana si è tentato anche l’esperimento più difficile, ma non per niente, il più riuscito, quello di portare dei Writers puri (quelli che fanno “Lettering”) tra quattro mura, cosa impensabile fino a ieri!

I partecipanti all’edizione di quest’anno, provengono da tutti i continenti, esclusi Australia ed Oceania, i paesi rappresentati sono sette, gli artisti sono: gli italiani JBRock, Laurina Paperina,  Brus, Ike, Hoek, Tnec e Galo, il francese Thomas Canto, i greci del guppo Blaqk, la giapponese Lady Aiko, il norvegese misterioso Dot dot dot, i sudafricani Faith 47 e Jack Fox, lo statunitense Buff Monster.

Se avrete la costanza di seguirci in questo viaggio all’interno di questo mondo di Arte, ed è proprio il caso di dirlo, Con”temporanea”, perché è ufficiale che tutto qui andrà, a breve, demolito, anche chi non ha avuto la possibilità di visitarlo, potrà dire: “C’ero anch’io!”.  Vi presenteremo le opere cercando di ripercorrere l’itinerario così come lo farebbe un visitatore che entrasse alla dogana e si apprestasse a immergersi nell’atmosfera surreale di questo meraviglioso sito.

Si varca un cancello enorme ed entrando nel piazzale si comincia a respirare subito un’aria che odora di arte; di fronte a noi, prima di girare a destra,  scorgiamo un piccolo fabbricato, che probabilmente una volta serviva per ricoverarvi gli attrezzi ferroviari per la manovra dei carri merci: è tutto dipinto. La parete rivolta verso di noi presenta la prima opera che è dell’artista giapponese Lady Aiko:

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il coniglio writer 

Altre due pareti sono state realizzate da JBRock:

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l’opera

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l’ambientazione fra le architetture di un sito carico di fascino

Dopo questo assaggio, torniamo sui nostri passi e ci rechiamo all’ingresso del Fabbricato che ospita Outdoor 2014, facciamo il biglietto che, per nostra fortuna, è valido per tutto il periodo della manifestazione e così avremo la possibilità di ritornarci svariate volte. Ci registriamo come visitatori abituali ed entriamo nel primo grande salone ………………………………….

…….. Entriamo a sinistra nel primo salone; ci attende una grande sorpresa, JBRock si è superato, con i suoi tratti marcati ripetuti fino alla follia;  ci accolgono e ci avvolgono quelle sfumature monocromatiche che riempiono ossessivamente il soffitto, il pavimento e parti delle pareti intervallate queste da spazi multicolori incorniciati da tratti neri.

Restare per un’ora a bocca aperta in questo grande ambiente diviene una cosa talmente naturale che il tempo sembra abbia cominciato a scorrere tumultuosamente.

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parete di sinistra                   –                     parete di destra

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parte della parete di fondo

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visione prospettica

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se alzi gli occhi al cielo

JBRock così parla di sé presentandosi al pubblico di Outdoor Festival 2014: “Sono nato a Roma nel 1979. Scrivo sui muri da quando ho 12 anni e non ho mai smesso perché, oggi come ieri, trovo che nella mia vita non ci sia cosa che mi faccia sentire meglio. Penso che per ogni essere umano ci sia un percorso da trovare già scritto nel proprio DNA. Credo che il difficile – nel viaggio della vita – sia trovarlo, per poi riconoscersi in esso e lottare per portarlo avanti, con passione e dedizione. Io come altri ho avuto la fortuna di trovarlo. Voi? Seguite il vostro istinto e la vostra passione e non fatevi ingannare da altre stronzate.”……………..

………………..Lasciamo il grande salone ammantato da JBRock e facciamo la conoscenza di una giovane artista di Rovereto: Laurina Paperina. La sua visione immaginaria ed ironica del mondo  è qui perfettamente rappresentata in una improbabile caccia da parte di un gatto gioioso e stravagante ad una famiglia di topi altrettanto bizzarra e multiproprietaria di case di tutte le dimensioni che sicuramente non riuscirà nel suo intento.

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il gatto

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il topo

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i loro ritratti

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una delle case

……………..Lasciamo Laurina Paperina ed andiamo a fare la conoscenza di una coppia di Greci conosciuti come il gruppo Blaqk; i due ragazzi che si chiamano Greg e Chris sono ateniesi, hanno unito le loro forze tre anni fa ed hanno dato luogo ad una ricerca stilistica basata sulla combinazione di forme e di modelli calligrafici. Nel grande locale messo a loro disposizione all’interno della Dogana di S.Lorenzo si sono sbizzarriti nel dare un’aspetto tridimensionale alla loro composizione fatta di tratti calligrafici contornati di segni geometrici in un incontro dei colori nero, giallo e bianco facendola salire verso il soffitto per poi scendere e strisciare sul pavimento e risalire nuovamente sulla parete accanto e così via. Viene consigliato di gustare l’opera stando al centro del salone e poi ruotare su se stessi. Noi vediamo qui una parete:

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Usciamo dalla sala occupata dall’opera del gruppo Black e ci si pone subito un dilemma: o ci soffermiamo a guardare un’opera che sembra stia lì da sempre tanto immersa nell’ambiente da sembrare essere nata con le mura stesse della dogana o entriamo in un’altra sala dalla quale si vedono uscire dei fasci di luce fluorescenti. L’antico o la modernità oppure due facce della stessa medaglia? Difficile scegliere e forse è meglio prendersi una pausa di riflessione………………

………………. Bene, abbiamo fatto la nostra scelta, usciti dal grande salone con l’opera di Blaqk, ci fermiamo nell’altrettanto grande corridoio e ci apprestiamo a fare la conoscenza di un’opera forte dell’artista sudafricana Faith47, realizzata con le stesse tonalità che rende quelle pareti senza tempo che rappresenta una fanciulla che, con compostezza sacerdotale ed una solennità ostentata, schiaccia i draghi e difende la nave che solca un mare tempestoso.  L’austero rituale si svolge nella penombra che fa intravvedere a stento il movimento generato dal’evento e concentra l’attenzione del visitatore sul volto della sacerdotessa, illuminato da una luce diretta proveniente dalla parete opposta:

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Con l’aiuto dello staff organizzatore abbiamo potuto dare libero sfogo alla nostra ricerca visiva dell’opera e quindi ecco una carrellata di immagini:

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l’opera completa

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cinque splendidi particolari 

e, riaccesa la luce, prima di andarcene, diamo un’ultima occhiata alla fanciulla per far sì che il suo ricordo rimanga indelebile:

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Ci apprestiamo ora ad entrare nella sala con le opere realizzate da Lady Aiko………………………

…………..Lady Aiko (amore), street artist giapponese di fama mondiale viene da un’esperienza formativa da far paura a tutti; ha collaborato con Takashi Murakami (il più grande rappresentante della cultura contemporanea giapponese) e con Banksy; ha dato luogo, con due giovani artisti americani, alla Crew “Faile”. Successivamente è passata ad uno studio personale del mondo contemporaneo. Non ci sono limiti alle sue tecniche pittoriche e riesce a spostarsi con grande facilità dall’uso di bombolette spray ai pennelli, dall’acrilico agli olii, da qualsiasi cosa che lasci colore a frammenti vetrosi o plastici di piccole dimensioni o addirittura microscopiche. Vediamo ora le sue due opere realizzate sui muri di questo grande salone:

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la prima opera

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due particolari

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la seconda opera di Aiko

Facciamo ora un salto nell’iperspazio della ricerca estetica avanzata, della sperimentazione estrema che è l’essenza e direi anche il motore della street art. Vedremo infatti da una parte una rappresentazione iconografica di simboli propri della nostra realtà quotidiana che siamo abituati a metabolizzare come semplici segni che riconducono ad un prodotto di successo ma che in questo caso ci spingono a riflettere e dall’altra un bell’esempio di studio architettonico futurista……….

…………. Dall’ampio locale che ospita le opere di Lady Aiko su passa in uno stanzone dove  e installata l’opera dello stencil artist norvegese Dot dot dot che ha scelto di restare nell’anonimato circondandosi di un alone di mistero. La sua opera che potremmo collocare a metà strada fra l’Arte Concettuale e la Pop Art va oltre l’estetica delle forme:

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l’opera di Dot dot dot

qui c’è, protetta da una transenna, anche l’istallazione ambientale tridimensionale di Thomas Canto, artista francese

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l’opera di Thomas Canto, un’intricata serie di fili e geometrie

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due particolari

………….. Usciamo dallo stanzone che ospita le opere di Thomas Canto e Dot dot dot, continuiamo a percorrere l’ampio corridoio dove avevamo incontrato l’opera della sudafricana Faith47 ed arriviamo in un salone immenso che possiamo tranquillamente definire il paradiso del Writing. Avevamo già accennato alle opere presenti in questo salone in occasione della pubblicazione del “Murale al giorno” numero 90 ed ora siamo in grado di presentarvi per intero tutto ciò che qui è stato impresso sui grandi muri. Gli street artist presenti sono tra i migliori e più rappresentativi della piazza romana; essi sono Brus che ha affrescato la parte nord-ovest del salone e Hoek ed Ike che hanno invece provveduto a dipingere la parte nord-est.

Brus è il maestro della ricerca calligrafica, i suoi colori sono al tempo morbidi e graffianti, si passa comunque per gradi attraverso tutto lo spettro del visibile. Dipinge da circa 15 anni e, dice, continuerà a farlo fino alla fine dei suoi giorni; è parte integrante di 2 Crew: la MOAS e la SDT.

Hoek entra nel mondo dei graffiti a quindici anni, spinto da un’inarrestabile esigenza creativa, frequenta il liceo artistico e poi si dedica ai Comics, entra nel mondo del tattoo ma resta sempre molto affezionato al graffitismo puro.

Ike, particolarmente attratto dall’hip hop, inizia giovanissimo a dipingere sui muri della città, prima con semplici graffiti, poi affinando la propria arte avvicinandosi al Lettering elegante e ricercato.

Entrando nel salone cominciamo a presentare i muri partendo da sinistra:

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parte principale dell’opera di Brus che copre l’intera parete ovest

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opera seconda di Brus che copre il terzo sinistro della parete nord

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visione prospettica dell’opera di Brus

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terzo centrale della parete nord: Brus (a sx) cede il passo ad Hoek ed Ike (a dx)

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opera seconda di Hoek ed Ike che copre il terzo destro della parete nord

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parte principale dell’opera di Hoek ed Ike che copre l’intera parete est

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quattro significativi particolari del grande murale di Hoek ed Ike

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visione prospettica dell’opera di Hoek ed Ike

……………… Dopo la grande abbuffata di Writing romano ci apprestiamo ad entrare nella sala confinante e facciamo la conoscenza di due artisti, Jack Fox e Tnec, uno sudafricano, l’altro italiano.

Jack Fox è il nome d’arte di Keya Murphy giovanissimo, ha appena 16 anni e già vanta una fama internazionale non solo nel campo pittorico-illustrativo ma anche musicale; si presenta al pubblico romano con un’opera figurativa in bianco e nero molto comunicativa, due personaggi country-hippy:

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l’opera di Jack Fox

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due particolari

L’altro artista presente in questa sala è TNec, giovane anche lui, 25 anni, parte come molti sui colleghi dal graffitismo per arrivare al Lettering più evoluto.

Nel murale realizzato per Outdoor effettua una ricerca spaziale avvolgente, dagli effetti quasi tridimensionali: buon godimento!

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…………… Abbiamo raggiunto il grande corridoio che ci deve riportare al punto di partenza, ce la faremo ad attraversarlo senza timore con tutti quegli occhi che sono puntati su di noi e sembrano scrutare il nostro Io? Un numero incalcolabile di volti dalle sfumature variopinte, affollano questo corridoio e dall’espressione arrabbiata sembra siano lì ad attendere il visitatore per ribaltare la logica di questo luogo, tu vai li per vedere ed invece il tuo ruolo diventa quello di essere osservato! Gustiamoci questa bellissima passerellarealizzata dallo street artist torinese Galo:

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visione prospettica dell’opera

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sezione di parete che dà l’idea della massa di volti che ti attende

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sei particolari dell’opera

Usciti dal corridoio entriamo nell’ultima stanza di Outdoor Urban Art Festival che era deputata ad accogliere gli eventi che si sono svolti a margine della manifestazione; qui regna, in assoluta solitudine, l’opera dell’ultimo artista: l’americano Buff Monster.

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il murale di Buff Monster

Ricordate “Blob il fluido che uccide”? La sua opera ha una lontana familiarità con quel mostro di fantascienza, solo che lei è timorosa. Sembra terrorizzata di quello che la attende in futuro ossia di essere distrutta insieme a tutti gli altri splendidi murales presenti nel sito, per far largo alla demolizione di questa meraviglia di architettura industriale che li ospita e che, se i nostri governanti fossero più attenti alle esigenze della gente, sarebbe potuto benissimo diventare un grande centro di aggregazione sociale. Molto probabilmente i palazzinari romani hanno già previsto di lucrale abbondantemente dalla prevista demolizione della Dogana, per sostituirla che ne so…. con un centro commerciale, un enorme parcheggio e magari anche qualche centinaia di miniappartamenti per spennare ben bene i futuri studenti della vicina università degli studi “La Sapienza”………… Fine della visita!

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