J.A.Z.A. /1

Iniziamo questa sera un bel viaggio nel mondo della street art impegnata, non azzardiamo politicamente, ma sicuramente nel sociale; Un mondo di artisti ipercontemporanei che non se ne sta con le mani in tasca e scende in piazza a sostegno di deboli, degli oppressi, di un popolo che rischia l’estinzione per via violenta!

E lo fa a modo suo, come solo lui sa fare, realizzando sui muri dei pezzi favolosi che svegliano la gente dal proprio torpore e la mettono di fronte ai malefìci architettati dai prepotenti a danno mortale di donne, bambini, vecchi indifesi, colpevoli solo di esistere e di vivere a Gaza, in Palestina. Quella terra che i sionisti dicono essere stata loro promessa da dio, sommo bene. E guarda caso, cosa fanno? Per conquistarsi quella terra, in nome di quel dio, sommo bene, tentano di sterminare la popolazione che lì ci vive da sempre. Strano vero uccidere i propri simili in nome di dio!

Ma veniamo all’argomento del nostro impegno; domenica ha avuto luogo a Ostia, sui muri della spiaggia libera “Cristoforo Colombo” l’evento J.A.Z.A. (Jam Autogestita Zona Autonomia) che ha raccolto i migliori artisti ipercontemporanei, quelli che espongono sui muri della città, per indirizzare l’attenzione del viandante distratto sul genocidio in corso nella striscia di Gaza.

Occasione prelibata per il progetto FotografiaErrante; ci siamo armati di macchina fotografica e ci siamo recati sul posto, anche per manifestare con la nostra presenza la vicinanza morale al Popolo Palestinese; anche il nostro impegno, al pari dei grandi artisti presenti, serve e servirà per sensibilizzare la gente su quello che sta accadendo a Gaza. Saremo sempre vigili, anche ora che Trump e Netanyahu hanno dato vita a una pace mettendo da parte le ragioni del Popolo Palestinese che, a quanto ci risulta, non è stato affatto informato di cosa porterà loro veramente questa pace.

Siamo arrivati sul posto nel medio pomeriggio quando gli artisti erano ancora quasi tutti all’opera e i loro pezzi già avevano preso forma e consistenza. Erano tantissimi, molti li avevamo persi di vista; ed è stato un vero piacere riabbracciarli e raccontarci il cammino delle nostre vite dall’ultima volta che ci eravamo visti. Con molti mancavano anche sette anni!

Cominciamo ora una carrellata di scatti aventi per argomento proprio gli artisti all’opera; esclusivamente su di loro ci concentreremo; i pezzi faranno solo da cornice ai nostri scatti e di essi tratteremo negli articoli successivi; questo per ribadire un concetto a noi caro: che la street art è grande perché mette al centro di tutto l’elemento umano, in due momenti distinti; il primo è il writer che, mentre realizza il suo pezzo, è al centro del mondo che sta lì insieme a lui; il secondo è il viandante che quando passa e scorge il pezzo, lo studia e comincia a riflettere. Sì, perché la strada, con il suo fascino unificante, favorisce l’esposizione dell’anima!

Soffermiamoci un attimo solo sul primo artista incontrato: Cancelletto; di lui avevamo perso le traccia da tempo; e così abbiamo scoperto che ha fatto una scelta di vita fondamentale; si è ritirato in campagna per vivere meravigliosamente a contatto con la natura. Le sue opere sono sempre delicate e coinvolgenti. Per vedere il suo pezzo dovete però attendere domani, quando inizieremo la carrellata infinita!

Questa sera non seguiremo un percorso logico anche perché, appena arrivati siamo andati molto a zig-zag; come ci accorgevamo che un writer stava addosso al muro, noi andavamo lì! La precedenza la diamo a uno dei motori della manifestazione, il nostro amico Mirko, mente pulsante dell’Organizzazione no profit a.DNA Collective.

Buona visione!

Sta scrivendo i nomi dei bambini trucidati a Gaza. Il pezzo finito ce lo vedremo domani!

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Ecco, in pratica questi sono stati i nostri incontri. Confessiamo però che, data l’emozione, abbiamo dimenticato di fare qualche scatto!

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