Oggi siamo andati a Monte Cucco; ci siamo tornati dopo diversi anni, otto per la precisione. Siamo venuti fin qui per vederci un pezzo sulle righe realizzato da un’icona dell’arte pittorica di strada, un artista che collega con un resistentissimo filo infinitamente sottile le sue opere all’ambiente che le ospita e, allo stesso, tempo le carica di contenuti culturali da far invidia a qualsiasi professore di storia antica.
Ma andiamo per ordine; a Monte Cucco, proprio dalle parti dove vennero realizzate le scene memorabili di “Uccellacci Uccellini” film di Pier Paolo Pasolini, magicamente interpretato da Totò e Ninetto Davoli, ci sta la sede di un gruppo di acquisto solidale specializzato fra l’altro di gestione di orti urbani, impegnato nell’acquisto collettivo presso piccoli produttori e distribuzione di prodotti ortofrutticoli.
Lì, su di un muro del complesso a disposizione del gruppo solidale, una nostra vecchia conoscenza, assiduo frequentatore del progetto “FotografiaErrante”, ha realizzato un pezzo che compendia magistralmente l’attività del gruppo di acquisto.
Esso rappresenta la dea Dia, una divinità arcaica, prima italica e poi romana, protettrice della fertilità della terra. Proprio qui vicino, al quinto miglio della via Portuense le era stato dedicato un tempio (di cui restano alcuni ruderi). Era addirittura stata creata una stirpe sacerdotale che a lei si dedicavano: gli Arvali che, a maggio, la celebravano con la festa degli “Ambarvalia”, che durava tre giorni e, curiosità, era posizionata a metà del mese negli anni pari e a fine mese negli anni dispari.
Chi può essere stato a realizzare questo pezzo se non il maestro Gojo, fine conoscitore, e per giunta magistrale interprete artistico, del misterioso mondo proto-religioso degli albori della fortunatissima civiltà romana?

.
Nel caso specifico, Gojo rappresenta Dia circondata da primizie della terra e che, nel contempo, calpesta il cibo spazzatura che di questi tempi bui va per la maggiore.
Altra particolarità, Dia era dotata di quattro mani, perché aveva quattro forme (attributi):
Deferunda (colei che trasporta)
Coinquenda (colei che taglia)
Adolenda (colei che fa nascere)
Commolenda (colei che polverizza)
Chi se ne intende capisce immediatamente che questi quattro attributi rappresentano il ciclo del grano dalla semina, passando alla coltivazione e la raccolta, fino alla produzione della farina.
Rivolgiamo ovviamente un grazie al maestro Gojo che, realizzando questi pezzi carichi di preistoria e patos, fanno elevare i nostri livelli culturali!
Di fianco al pezzo viene anche riassunto lo spirito che unisce tutti i partecipanti al groppo solidale di acquisto

_____________________________________________
Allarghiamo il campo e vediamoci il pezzo nell’ambiente; scopriamo così che nel sito ci sono altri pezzi, qui realizzati da tempo.


.
Giriamo sull’altro alto dell’edificio e troviamo un simpatico drago i cui colori richiamano molto l’ambiente boschivo

.
E mentre ce ne andiamo, diamo un’ultima occhiata!
