Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /672

Oggi e anche alcuni giorni fa, siamo andati a Villa Bonelli, per registrare uno spettacolare lavoro realizzato da due artisti ipercontemporanei romani che prediligono la strada come sito espositivo delle loro opere.

Uno, writer da sempre, si muove a proprio agio per le strade che offrono i più bei muri della città come tele da riempire di colori corredati di argomenti culturali. Lui usa soggetti misteriosi, dipinge animali e dalle vaghe sembianze umane e conferisce loro doti particolari, quali la chiaroveggenza, l’immortalità, la semidivinità. Il suo pensiero, espresso con pennellate fatte di colori vividi, ama narrare al viandante, di tempi lontani, mitici, fatti di religioni ancestrali, che accompagnavano la vita delle popolazioni preromane, quelle che abitavano le piccole valli e i boschi del territorio laziale prima che arrivasse Enea; parliamo di Ernici, Latini, Volsci, Falisci, Etruschi e chi ne ha più ne metta.

L’altra, un’artista della tela passata alla strada nel momento in cui la tela ha cominciato a starle stretta, momento in cui realizza che lei ha iniziato a percorrere un viaggio che non le permetterà mai di fermarsi; utilizzando colori pastello tenui ma decisi, inizia un sogno che la porta in un mondo fantastico, fatto di personaggi giovanili che cavalcano navi volanti, che stanno seduti su libroni che fungono da tappeti volanti, che vivono dentro boschi incantati, che cavalcano mongolfiere primordiali.

Tutto ciò premesso, passiamo a narrare dei pezzi realizzati da questi due artisti; loro sono Gojo e Alessandra Carloni, tutti e due assidui frequentatori del progetto culturale “FotografiaErrante“. Come dicevamo, siamo andati in quel parco più di una volta; la prima è stata quando ci giunse notizia che in quel posto c’era qualche fermento e li abbiamo beccati tutti e due all’opera.

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L’occhiata generale la potete dare soffermando la vostra attenzione sull’immagine di copertina di questo articolo; passiamo ora a vedere le opere da vicino, sempre più da vicino! Non diamo priorità a nessuno, procediamo come se stessimo leggendo un libro, dalla prima pagina, da sinistra verso destra.

L’opera racchiude dentro di se una chiacchierata sul quartiere della Magliana. Il personaggio di sinistra, che ora vedremo da vicino……

…..rappresenta un pellegrino che si ispira a S.Felice che si sposta lungo via della Magliana.

A sinistra si scorge un leone…….

….che Gojo dedica a Soraya, la mitica Imperatrice di Persia che fu ripudiata dallo Scià, Reza Pahlawi, perché non era stata in grado di dargli un figlio che ereditasse il suo impero. Soraya visse per un periodo in una villa poco distante da dove è stato realizzato il pezzo da Gojo, proprio al limite del Parco di Villa Bonelli. Curiosità, la villa è ora residenza dell’ambasciatore indiano.

Durante il suo percorso il pellegrino incontra i luoghi caratteristici che stanno lungo via della Magliana; vediamoceli!

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Ed è ora il momento di presentare….

Ritroviamo un questo pezzo tutti gli elementi vitali del pensiero di Alessandra: giovani avventurosi, valigie e nave volante zavorrati di ricordi. Anche i questo caso ci avviciniamo per gustarci l’eleganza dei componenti dell’opera.

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A margine del lavoro di Gojo e Alessandra Carloni, un gruppo di giovani artisti del quartiere ha realizzato sui muri circostanti e su un piccolo edificio che ospita un ristoro dal nome dal gusto messicano, El Barrio, una serie di pezzi elegantissimi che ora ci gusteremo. Il tutto è avvenuto sotto la sapiente opera di coordinamento della “UP urban prospective factory” una galleria d’avanguardia con sede in via dei Salumi a Trastevere.

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Stiamo per andarcene; diamo un’ultima occhiata.

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E ora andiamo a prendere il treno!

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Non prima di esserci gustati un pezzo incontrato in stazione!

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