Il Lettering di via Renato Cesarini /2

Diverso tempo fa, il 17 gennaio scorso, avevamo presentato ai frequentatori del progetto FotografiaErrante il muro che delimita un parcheggio defilato in via Roberto Cesarini; ci siamo tornati due giorni fa ed abbiamo constatato che è stato fatto un grande salto di qualità, provvediamo quindi, senza indugio, a presentare le opere che vi sono state di recente realizzate.

Siamo nel quartiere istituzionale Ardeatino, il XX di Roma, in quella strana zona dove, sull’onda dello sperimentalismo architettonico modernista degli anni settanta del secolo scorso, furono realizzati una serie di palazzoni circolari di immense dimensioni che dovevano, nella mente degli ideatori, essere delle isole autosufficienti, sia dal punto di vista organizzativo che dal punto di vista sociale. Inutile dire che si è trattato di un fiasco colossale.

I pezzi che presentiamo questa sera sono stati realizzati da gruppi molto attivi in questi ultimi tempi sulla piazza romana. Il loro stile è elegantissimo e allo stesso tempo scanzonato. Gli esercizi calligrafici sono di una eleganza estrema, i puppets coloratissimi e molto espressivi.

Prima di passare alla visione dei pezzi vorremmo soffermarci per un attimo sul concetto di immagine fotografica. Oggi con i mezzi a disposizione che si hanno, tutti sono pronti a cogliere i tanti volti del mondo che li circonda; basta avere a disposizione una discreta attrezzatura, magari aver fatto un corso di post-produzione ed ecco fatta una bella fotografia! Ma tra una bella fotografia (che risponde esclusivamente a canoni di eleganza e perfezione prospettica) ed una buona fotografia, ce ne passa. Una buona fotografia deve esprimere, per prima cosa, i sentimenti di chi sta dietro la macchina fotografica, conditi dei sogni, delle frustrazioni e delle idee, perché no, anche politiche dell’autore. In secondo luogo, poi, deve avvicinare l’anima del soggetto fotografato a colui che è il fruitore ultimo dell’immagine. Fare esclusivamente una bella fotografia, che può colpire l’osservatore per l’eleganza con cui presenta il suo contenuto, potrebbe somigliare molto a quel lungo corridoio attraverso il quale viene lanciato un salame!

Eccoci giunti quindi al momento di presentare i pezzi esposte nel parcheggio di via Renato Cesarini, che in occasione della nostra visita abbiamo trovato stranamente, per la quasi totalità, privo della materia prima: le automobili parcheggiate! E questo per noi è stato uno sommo bene!

1.6

il parcheggio semideserto

1.1

da “io lecco…tu succhi” in perfetto inglese – (questa immagine è stata colta prima che il pezzo fosse completato – n.d.r.)

1.4

al “con il passato ci faccio il sugo” in perfetto romanesco

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1,2

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1,3

1.5

immagine d’ambiente

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1.7

Un pensiero su “Il Lettering di via Renato Cesarini /2

  1. Ciao, Vorrei segnalare che la traduzione dall’inglese di uno dei pezzi non è corretta. “I lick, you suck” non vuol dire infatti “Mi piace succhiare”, come da didascalia: c’è un gioco di parole che andrebbe tradotto con qualcosa come “Io lecco, tu fai schifo”. “To suck at something” vuol dire, appunto, fare schifo in qualcosa.

    Continua così, è un bellissimo progetto.

    Tiziana

    Date: Wed, 13 Apr 2016 21:19:38 +0000 To: tillythecat@hotmail.it

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