Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /455

“Prima del mare, della terra e del cielo, che ogni cosa ricopre, un solo aspetto la natura offriva nell’intero universo, lo chiamarono Caos,” ……….. mole grezza e confusa, null’altro che materia inerte, ammasso di semi diversi di sostanze non ben combinate.

Così Gojo introduce il pezzo che ha realizzato su un immenso muro che contiene il Grande Raccordo Anulare a ridosso della via Ardeatina. E in esso rappresenta il mondo armonico, agreste, sospeso nel tempo che si apre alla grande gloria di Roma.

Siamo sul corso del fiumiciattolo (marrana in gergo romanesco) sacro, già da prima della nascita di Roma, alla Ninfa Ferentina e che sgorga dai monti dei Castelli Romani, nel Parco Colonna del bosco di Marino, in origine denominato Bosco Ferentano, proprio alle pendici di Monte Cavo, tra i più alti dei “Castelli Romani”, ben 949 m. slm, e secondo solo al Maschio delle Faete che lo sovrasta, lì vicino, di soli sette metri.

Questo fiumiciattolo scorre ormai nascosto all’occhio umano, spesso imbrigliato da stretti muraglioni di cemento armato se non addirittura interrato sotto lo stesso Raccordo Anulare, sotto palazzi e caserme, per poi sfociare nel Tevere all’altezza del Foro Boario. Un secolo dopo l’anno 1000 per ordine di Papa Pasquale II le sue acque furono riunite a quella di altri torrentelli minori dei castelli e utilizzate per alimentare la famosa “Cloaca Maxima” romana.

E proprio nei pressi del luogo dove Gojo ha realizzato il suo pezzo che celebra per l’appunto questo fiume e tutte le leggende che lo accompagnano, fino a mezzo secolo fa o poco più, esisteva rigoglioso il famoso Agro Romano, popolato da fattori, contadini e pastori  laboriosamente impegnati a ricavare dalla terra feconda tutti quei prodotti che servivano a far vivere una popolazione di oltre un milione di persone.

Nell’immaginario contadino, due erano i miti delle tradizioni locali, la ninfa Ferentina,

simbolo di fecondità che regolava i flussi idrici della zona  e permetteva l’irrigazione dei campi anche quando il sole si faceva torrido e le precipitazioni atmosferiche diventavano pressoché nulle; l’altro era Saturno,

il dio dell’abbondanza che aveva insegnato agli uomini la tecnica dell’agricoltura, protettore degli animali che l’uomo nel tempo aveva soggiogato e usava per i propri scopi alimentari.

Questa è la fotografia artistica che Gojo, qui all’opera,

      

ha voluto materializzare su quell’immenso muro che sostiene il Grande Raccordo Anulare, in della via dei Casali Muratori (siamo in corrispondenza della via Ardeatina, quadrante sud della capitale); e ora noi ce la gusteremo in tutti i suoi particolari, iniziando però dall’opera in toto: eccola!

il pezzo

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dai grandi animali

      

             

      

a quelli da cortile

             

a quelli più cari a Saturno, che danno latte e carni saporite

      

      

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E ora uno sguardo all’ambiente

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passaggi

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