Le Campane di Centocelle /4

Continuiamo il nostro viaggio attraverso le caotiche e sconnesse strade del quartiere Prenestino-Centocelle alla ricerca delle Campane ella raccolta differenziata del vetro affrescate dagli street artist romani nell’ambito del progetto Gallerie Urbane. Questa sera andiamo a vederci le campane che stanno in un delle piazze più frequentate di Centocelle, specie ora che è diventata la sede della seconda fermata della metropolitana nel quartiere, dove la zona centrale, grazie ad un restauro intelligente è diventata un vero e proprio luogo di aggregazione per la gente del quartiere, giovani e anziani, romani e migranti. Stiamo parlando di piazza delle Gardenie; lì tutte e tre le campane esistenti sono state monopolizzate da uno street artist conosciutissimo nella città di Roma e non solo. Di lui circolano vere e proprie leggende; la prima, ed è sicuramente vera, è quella che lui, quando va a dipingere in un posto, non lo fa mai a caso; realizza un pezzo che ha comunque un legame con la storia del sito o del quartiere, addirittura con le tradizioni dei popoli che vi sono vissuti anche in epoche preistoriche o comunque di quando a malapena si cominciavano a tramandare notizie attraverso i graffiti sulle rocce o nelle caverne. La seconda leggenda, che anch’essa è importante e che la dice lunga su come egli sia tenuto in grande considerazione sia fra la vecchia guardia dei writers, quelli che negli anni ottanta e novanta hanno sdoganato a Roma questa dirompente arte muraria, sia fra le nuove leve che intraprendono oggi il loro cammino artistico, è questa: pare che appena nato, oltre al ciuccio che gli fu messo in bocca per farlo stare un po’ zitto, gli avessero messo anche una bomboletta spray in mano per distrarlo. Da allora non lo ha più fermato nessuno!  A questo punto sarebbe inutile citare il suo nome perchè tutti avranno già capito di chi stiamo parlando, ma lo facciamo per dovere di cronaca: si tratta di Gojo!

Lo abbiamo trovato che stava realizzando il suo nuovo pezzo, triplo per l’esattezza, spesso avvicinato da qualche passante, cui dedica volentieri parte del suo tempo

       

E queste sono le tre figure che ha realizzato sulla campana; si tratta di una lupa, che rappresenta le origini di Roma, un leone, figura che, una volta,  stava a rappresentare il coraggioso popolo romano. La terza figura è un elefante (simbolo di potenza) e narra come le altre città, che a loro volta avessero una lupa come simbolo (vedasi Lupa Senese), rappresentassero Roma.

             

Lupa                                                                         Leone                                                                                 Elefante

qui vediamo Gojo rispondere ad alcune domande fattegli dalla gentile intervistatrice del Teatro dell’Orologio

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Attraversiamo la piazza e andiamo a vederci le altre due campane realizzate, sempre lo stesso progetto, ma lo scorso anno.

La prima ubicata proprio sotto quel palazzo che si vede nella immagine qui sopra, ha come oggetto “l’Erma Bifronte” trovata nella villa “Ad Duos Lauros” che si trova qui a Centocelle; l’Erma è Giano, il dio della soglia (il limen romanus) e per questo veniva rappresentato bifronte. Una particolarità, il tempio di Giano, veniva chiuso in tempo di guerra per auspicare il ritorno della pace. Sull’altro lato della campana Gojo ha dipinto un uccello, anch’esso ha un suo omologo in uno dei mosaici rinvenuti sempre nella villa Ad Duos Lauros. Ecco la Campana

l’Ermea Bifronte

     

l’uccello                                                                                                        motivo fogliare decorativo

Beh, anche in questo caso siamo stati fortunati; abbiamo beccato Gojo mentre stava restaurando il suo pezzo ferito dal tempo

       

Nella immagine di destra Gojo dialoga con alcuni passanti e si lascia andare in una sana risata

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Facciamo 50 metri sullo stesso marciapiede e arriviamo alla terza campana; anch’essa racconta dell’antica Roma, del periodo tardo imperiale. Tre figure la compongono, la prima, la dea Roma, fu il simbolo danariale scelto da Massenzio; la seconda, il labaro col serpente fu scelto invece da Costantino, l’imperatore cristiano come suo simbolo danariale. Infine la terza figura, un uomo a cavallo, è il rifacimento dell’immagine trovata su un sarcofago di porfido rosso, trovato sempre alla villa Ad Duos Lauros. Ora vediamocela

             

 

 

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