Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /550

Per il primo murale al giorno del 2020 ci ricolleghiamo con l’ultimo articolo del 2019, quello di ieri con il quale abbiamo fatto il report della visita al grande centro direzionale abbandonato dal 2005.

Il nostro rientro ci ha portato nel quartiere Portuense e li abbiamo approfittato per visitare tre siti che ognuno per un motivo diverso, ci attiravano da tanto.

Il primo è una specie di muro quasi libero, conquistato dai writer di zona; poco frequentato, alcuni pezzi sono lì da tanti anni e stanno piano piano perdendo colore, proprio come una persona avanti con gli anni, comincia a perdere i capelli. Il fascino immediato viene meno, ma la sostanza resta! Iniziamo la nostra visita.

benvenuti nel tempio della Crew NCC
Come Wies
Joen
Cisk
Marz

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Veniamo ora al secondo sito; per raggiungerlo dobbiamo inerpicarci su per una collina. Camminare in un prato popolato di cavalli e asini e arrivare a un rudere che si regge in piedi per miracolo. Si tratta con molta probabilità di un ex luogo sacro; l’occhio attento dell’osservatore può trovare il simbolo sommo della sacralità su di una pietra bianca lì in basso, dal cui foro probabilmente sgorgava acqua benedetta.

Qui, su quel che resta dell’intonaco che copriva una volta il muro, restano alcune tracce del ritratto di una madonna “sui generis“, realizzata all’incirca una quindicina di anni fa, da un giovane Gojo, che già allora non disdegnava di accostare le sue opere all’ambiente e alla storia dei luoghi. Un modo come un altro di fare arte di strada con cultura e cultura con arte di strada; un invito a pensare!

la madonna di Gojo

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Terzo e ultimo sito, un banale parcheggio di un banale supermercato. Qui c’è un pezzo che ci ha portato indietro al tempo in cui i graffiti per noi erano una cosa marginale, li guardavamo ma non davamo loro importanza; è stato realizzato diciannove anni fa da un writer nostro amico, uno che faceva il nostro stesso schifoso lavoro, e che per quel lavoro ha sacrificato la propria vita. Lui era Artwo, per noi semplicemente Anthony, un ragazzo di 25 anni, troppo pochi per una grande responsabilità.

Artwo

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