Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /204

Oggi abbiamo compiuto una visita ad uno dei santuari della Street Art romana; ci siamo recati in un posto abbandonato all’incuria dalla memoria storica della nostra città; un luogo dove i palazzinari d’assalto hanno tirato su colonne e pavimenti di cemento armato all’interno delle strutture fatiscenti che intorno agli anni cinquanta del secolo scorso animarono una fabbrica all’avanguardia nel campo della medicina. Probabilmente l’obiettivo finale era quello di demolire la vecchia struttura e compiere uno di quei grandi illeciti urbanistici alle spalle della collettività; magari mettendo in piedi un’altro di quegli obbrobriosi Centri Commerciali che popolano, novelle chiese, le periferie romane. Probabilmente qualcosa è andato storto e, a bocce ferme, quel luogo è diventato un vero e proprio crogiolo di arte contemporanea dove le avanguardie romane sostano volentieri per esporre le loro opere più intime. Tra i tanti lavori trovati, questa sera ci soffermiamo sull’opera di uno street artist molto attivo, membro del collettivo “Studio Sotterraneo”, di cui spesso abbiamo trattato nel progetto culturale di “FotografiaErrante”. L’artista è Carlos Atoche, l’opera da lui realizzata, di recente,  è una rivisitazione, in chiave post-moderna, dell’opera di Vincent Van Gogh “I mangiatori di patate”, dipinto dall’artista nel 1885. L’intima rappresentazione interna, la luce che, fioca, illumina a malapena la stanza, il tavolo al centro della scena, le espressioni serie e composte dei commensali riportano alla pittura fiamminga del settecento. Carlos aggiunge all’opera qualcosa di suo, dando ai personaggi una vitalità che nell’originale sembra sopita.

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