Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /337

Somma delusione questa mattina quando ci siamo presentati in Piazza Augusto Imperatore per immortalare il pezzo esposto due sere prima dal collettivo Robocoop. Dovevamo trovare un pezzo stratosferico, affisso su di un vetro immenso che dà luce agli interni di uno di quei palazzoni costruiti durante il fascismo in nome della liberazione del Mausoleo di Augusto che portò alla distruzione di 120 edifici ad esso circostanti. Effetto dello sventramento della zona e della costruzione di quella serie di edifici di freddo stile razionalista monumentale che si vedono ancora oggi, fu che il mausoleo di Augusto venne a trovarsi troppo basso rispetto ad essi e cadde ben presto nell’oblio e nella noncuranza di cittadini e istituzioni. A questo isolamento contribui la scellerata scelta di costruire quel brutale manufatto di cemento armato (modificato all’alba del terzo millennio senza comunque modificarne l’irrazionalità) per custodirvi l'”Ara Pacis Augustae” ritrovata in pezzi dalle parti di piazza S.Lorenzo in Lucina, che tolse per sempre la possibilità di far affacciare il mausoleo stesso alla riva del Tevere.

Ma veniamo al dunque; del pezzo di Robocoop nemmeno la traccia; era scomparso, non si sa, almeno per ora, se rimosso ad opera di qualche troppo solerte addetto AMA (oggi, qui a Roma, va tanto di moda dire così) o di qualche collezionista senza scrupoli che nottetempo se ne era impossessato. Si trattava di un pezzo classico del collettivo, che ama mettere insieme opere di artisti dei secoli passati, rinascimento ed illuminismo, con architetture dell’era contemporanea, esaltandone la bellezza, delle une e delle altre; nel caso specifico si trattava della Veduta dell’avanzo laterale del Portico che circondava la cella del Tempio di Antonino Pio di Giambattista Piranesi con il Padiglione del Portogallo per Expo98 a Lisbona di Alvaro Siza Vieira.

Delusi, ma non rassegnati, ci siamo recati in via Marmorata a Testaccio dove avevamo saputo nel frattempo che lo stesso collettivo Robocoop aveva esposto un altro pezzo; questa volta siamo stati più fortunati lo abbiamo trovato, in perfette condizioni, nel giardinetto di fronte all’edificio delle poste, anch’esso a suo tempo oggetto di una rivisitazione del collettivo (vedi murale al giorno 258 del 26 marzo scorso). Eccolo!

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In una delle più famose incisioni di Piranesi, veduta della Piramide Cestia, le mura Aureliane con l’annessa Porta Ostiense, il Collettivo Roma-Bologna Cooperazione ha inserito le geometrie estreme di un’altra significativa opera architettonica realizzata da Alvaro Siza Vieira nel 2009 a Porto Alegre in Brasile, la nuova sede della Fondazione Ibere Camargo.

Quel tratto di strada è molto frequentato e quel minuscolo giardinetto offre momentaneo riposo al viandante affaticato che si sposta dalla parte residenziale del rione verso la fermata della Linea B della metropolitana di Roma denominata “Piramide”; abbiamo visto che solo poche persone hanno tirato diritto o anche sostato senza degnare di uno sguardo il pezzo esposto

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Molti, al contrario, sono rimasti affascinati e come ipnotizzati hanno sostato a lungo davanti al grande poster

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Due giovani, reduci del non lontano mercato domenicale di “Porta Portese”, hanno voluto infine farsi ritrarre di fronte al pezzo:

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