Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /465

Colmiamo questa sera un’altra grave lacuna estiva. Nel mese di Luglio abbiamo registrato e archiviato frettolosamente uno dei pezzi più importanti apparsi a Roma negli ultimi tempi; facciamo riferimento all’immenso murale (o parte dell’ancor più immenso murale, questo lo accerteremo in futuro) realizzato da Blu su una parete della grande realtà abitativa organizzata che si trova al Quarticciolo, zona del più ampio quartiere istituzionale Alessandrino ubicato nel quadrante est della Capitale, tra viale Palmiro Togliatti e via di Tor Tre Teste. Per le notizie relative alla toponomastica, storia nella storia di Roma, rimandiamo agli articoli già passati sulle pagine del progetto “FotografiaErrante“; aggiungiamo che la realtà abitativa in questione è un palazzo storico del Quarticciolo, è il più alto in assoluto, sette piani rispetto ai cinque di tutti gli altri palazzi; fu nel momento della sua edificazione, la sede della casa del fascio; dopo la liberazione divenne la sede del commissariato di zona; nel corso delle successive riorganizzazione dei commissariati, venne abbandonato al degrado e successivamente occupato da famiglie in emergenza abitativa. Tuttora svolge la sua funzione di dare un tetto a gente che per i più svariati motivi si è ritrovata senza casa e nel piano interrato ha trovato ottima sistemazione lo spazio sociale aggregativo “Red Lab” di cui abbiamo abbondantemente trattato con numerosi articoli di FotografiaErrante; inoltre, alle opere custodite all’interno del Red Lab, è stato dedicato un intero capitolo del nostro libro “La street Art Romana attraverso i Centri di Aggregazione Sociale” edito da “Il Galeone“, ahinoi ormai esaurito in tutte le librerie della città.

Veniamo ora al pezzo di Blu, che ricordiamo potrebbe non essere terminato; per ora ricopre  una intera parete, il lato più largo, del palazzo di cui abbiamo parlato; non sappiamo se il maestro abbia intenzione di proseguire, questo autunno e affrescare anche le altre pareti disponibili. Soffermiamoci comunque ora a gustare ciò che ha realizzato.

Due pareti cieche separate da tre colonne di balconi interni hanno dato tecnicamente la possibilità a Blu di rivisitare due figure della scultura classica universale nel modo pungente e sfacciato che solo lui sa organizzare.

La prima, alla sinistra dell’osservatore, è la famosa Venere di Milo, appena uscita dai lussuosi negozi di via dei Condotti, con tanto di collana sgargiante, borsa firmata e accompagnata da un barboncino inamidato.

La seconda figura, quella a destra, è un paffuto David (l’originale sta alla galleria dell’Accademia a Firenze), quello di Michelangelo, abbastanza sovrappeso, forse appena uscito da uno di quegli schifosi fast food tanto alla moda oggi; con orologione al polso, catenona d’oro al collo e in procinto di scattarsi un selfie.

Il frontone superiore è frequentato da umanoidi chini sui loro telefonini che spingono carrelli stracolmi di cibarie e pressati da automobili incalzanti, nonché da un panorama desolante fatto di carri armati e aerei che bombardano civili inermi.  Insomma i signor nessuno della civiltà dei consumi e i poveri del mondo “aiutati” a casa loro.

 

il pezzo di Blu

       

la Venere di Milo                                                                                                                                   il David

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E ora un po di scatti in libertà:

       

     

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