Con Diavù al DAMS – p.2

Riprendiamo a rendicontare della “Lectio Magistralis”, in dieci scene, sulla storia del cinema tenuta da Diavù sui muri dell’edificio del DAMS di RomaTre, lì dove si formano le future menti che plasmeranno le arti, la musica e lo spettacolo nel prossimo futuro.

Lasciato il pionierismo del cinema culturale di cui abbiamo parlato nella prima puntata, questa sera Diavù ci porta nel cinema degli anni sessanta che fece da avanguardia ai grandi cambiamenti sociali e politici dell’ultima frazione del secolo, quella della caduta del comunismo reale, quella della lotta della donna per rivendicare il giusto ruolo che le compete nella società, liberata dalla subalternità rispetto all’elemento maschile dominante. Ecco i tre film con al centro l’argomento femminile che Diavù ha scelto per noi.

Sedmikrasky” (Le Margheritine) di Vĕra Chytilova (Cecoslovacchia, 1966): Visionario, anarchico, ironico, rivoluzionario e dal montaggio sperimentale sincopato, è stato stilisticamente derubato a piene mani dal linguaggio di Cinema, TV e videoclip, ma in realtà è un film ribelle, di amare metafore politiche, che è costato una lunga censura alla regista.  Per la cronaca le fu impedito di fare cinema per una decina d’anni.

       

la fase realizzativa del pezzo

Siamo nella corrente artistica della “Nova vlna”, che, a nostro parere, contribuì anch’essa all’esplosione della Primavera di Praga del 1968.  Le due giovani protagoniste, entrambe di nome Marie, trascorrono le loro giornate combinando guai in giro per la città. Le ragazze sostengono il binomio che se il mondo è diventato cattivo, è il caso di diventare cattive anche loro. Continuano a giocare scherzi irriverenti a chiunque capiti loro a tiro. Infine, si ritrovano in una fabbrica apparentemente in stato di abbandono. Cercando del cibo, si imbattono in una sala dove una tavola è imbandita con un lussuoso banchetto, sembra destinato a funzionari importanti del partito. Le due protagoniste ingurgitano poco cerimoniosamente il cibo in tavola e cominciano a lanciarsi addosso le vettovaglie in una battaglia col cibo; questa è la scena iconica del film.

Marie, le due anime di “Sedmikrasky”  di Vĕra Chytilova

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Il secondo film interpretato è  “Persona” di Ingmar Bergman (Svezia, 1966): Dramma psicologico in cui, ancora una volta, la sperimentazione del linguaggio porta il Cinema in altri territori. Rappresentazione dell’inconscio, traduzione in sequenze dell’incomunicabilità; è ritenuto da molti il film più coraggioso del regista svedese.  E’ l’incontro simbiotico di due donne, la paziente Elisabeth, ex attrice di teatro, muta per scelta, interpretata da Liv Ullmann, sempre più musa per Bergman, in un phisique du role pressoché perfetto; e l’infermiera Alma, la magnetica e potente Bibi Andersson, incaricata di aiutarla e, in caso, di farla uscire da questo silenzio; l’ambiente è una casa in un luogo isolato (curiosità: quell’isola è Fårö dove il regista passerà gli ultimi anni della sua vita). Ecco il pezzo

Alma ed Elisabeth in “Persona” di Ingmar Bergman

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Ultimo film di questa triade avente come filo conduttore l’elemento femminile è “Moolaade” di Ousmane Sembène ( produzione Senegal/Burkina Faso/Marocco/Tunisia/Camerun, 2004). L’eroismo quotidiano la fa da padrona. La mutilazione genitale femminile è il tema dell’ultima pellicola dell’ottantaduenne poeta e cineasta senegalese Sembène. Una pellicola dalla trama di una drammaticità unica che narra quanto il sistema arcaico della escissione sia radicato nelle menti della gente del Burkina Faso. Alla fine però, le donne del villaggio trovano la forza di presentarsi davanti al consiglio degli uomini e costringere le salindane a deporre i coltelli, con i quali praticavano l’escissione, sancendo così la fine di un’epoca arcaica e ridando alle donne il diritto di essere madri e mogli senza subire l’escissione.

le bimbe “bilakoro” (impure), così erano definite le bimbe salvate dalla violenta pratica dell’escissione. 

 

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