Con Diavù al DAMS – p.4

E con la puntata di questa sera chiudiamo il nostro reportage dal DAMS di Roma Tre; se avete perso qualche puntata, è ora il momento di rimediare; Diavù chiude presentando con i suoi pezzi due film francesi. Giusto omaggio al cinema d’oltralpe, ritenuto da molti, noi compresi, un precorritore dei tempi, cui in seguito si è sempre allineato il resto del cinema mondiale. Un po’ come la Rivoluzione Francese, dopo di lei tutti gli altri paesi del mondo ne hanno adottato i principi.

Il primo pezzo ci presenta un film muto  assolutamente sperimentale, il regista fu Fernand Léger, un pittore della corrente artistica e culturale del Cubismo.

il pezzo di Diavù in fase di realizzazione

Ballet mécanique ” : Cinema cubista e astratto, ovvero sperimentazione della Pittura in movimento. Ballet Mécanique è un film del 1924, la pellicola è considerata il migliore esempio pervenutoci di cinema cubista Un film onirico che si serve della sperimentazione nel linguaggio cinematografico per tradurre in immagini le fasi dell’ispirazione, della creazione, del delirio creativo e dell’insoddisfazione di un artista. Un apripista per il Cinema Surrealista che nascerà pochi anni dopo (e di cui un esempio è “Le Sang d’un poète”, rappresentato nel pezzo realizzato subito dietro l’ angolo. Il film non ha trama, è composto da una serie di immagini di personaggi, oggetti, ombre e luci. Come la pittura cubista si andava liberandosi dall’obbligo di rappresentare verosimilmente un modello, così nel cinema si cercava di creare un’opera visiva priva del vincolo di raccontare per forza una storia. Nella realizzazione del film Léger fu coadiuvato nella regia dall’americano Dudley Murphy che molti storici ritengono essere stato la forza trainante di Ballet Mécanique. Considerato uno dei capolavori del cinema sperimentale, Ballet Mécanique includeva anche il contributo creativo di Man Ray e fu presentato alla Esposizione internazionale per la nuova tecnica teatrale a Vienna.

l’opera finale

Il film fu una delle prime opere concepite come “multimediale”, nel senso che era prevista durante l’esecuzione del film una performance musicale con pianole meccaniche e anche alcuni pianisti umani. L’effetto della musica d’avanguardia, suonata dalle macchine automaticamente, amplificava il significato delle immagini sullo schermo.

prospettiva con Orson Welles in primo piano

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Il secondo pezzo, è li di fianco, sul lato sinistro; si tratta della interpretazione dell’altro film francese di cui accennavamo: “Le Sang d’un poete ” (Il sangue di un poeta) di Jean Cocteau (Francia, 1930): Un film onirico che si serve della sperimentazione nel linguaggio cinematografico per tradurre in immagini le fasi dell’ispirazione, della creazione, del delirio creativo e dell’insoddisfazione di un artista. Siamo in pieno Cinema Surrealista.

il pezzo

il film si divide in quattro parti. Nella prima Una ciminiera sta per cadere. In contemporanea, nella stanza di un poeta, una statua senza braccia improvvisamente prende vita. Quest’ultima la invita a tuffarsi in uno specchio e scoprire un altro mondo. Luoghi e strani personaggi si accavallano: un corridoio di un albergo con un occhio solo, una sala fumatori dell’oppio, una stanza dove si dà una lezione di volo a una ragazza, un ermafrodita, ecc. Il poeta distrugge la statua, dopo di che diventa lui stesso una statua.

Seconda parte: in una scuola, lo spettatore assiste a una battaglia a palle di neve. Uno dei personaggi, fatto di marmo, colpisce un ragazzo con una frusta e lo uccide.

Terza parte: Gli spettatori vestiti in abiti da sera vanno a teatro, ad assistere all’agonia di un bambino; vicino a lui il poeta e una giovane stanno giocando a carte. Il cuore del bambino diventa un punto di forza nel gioco: il poeta si suicida, tra gli applausi degli ospiti.

Quarta parte: una scena rappresentata da una statua femminile con una lira e un mappamondo chiudono il film. Quando vede che la ciminiera della fabbrica crolla, lo spettatore si rende conto che tutto il film non è stato che solo un secondo, come in un sogno.

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E ora allarghiamo un po’ il nostro sguardo e gustiamoci, anche se non in maniera esaustiva, in quanto alcuni pezzi si trovano dall’altra parte dei muri, una visione a tutto campo dell’immane sforzo compiuto da Diavù per farci veramente una lezione magistrale sulla settima arte!

da destra in compagnia degli studenti del DAMS

da sinistra in una giornata buia e tempestosa

dalla finestra di un’aula al secondo piano

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