Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /474

Oggi è la volta di un murale fresco di giornata. E’ stato realizzato ieri a Certosa, fazzoletto di Torpignattara, nel vasto quartiere Tuscolano, l’ottavo di Roma, compreso fra le vie Casilina, Appia, di Centocelle e a nord-est dalla mura Aureliane. Certosa, e via dei Savorgnan principalmente, sono passate alle cronache di FotografiaErrante per la presenza di diversi pezzi di No Art, ricordate  Ciro Principessa e Amy Winehouse (murali al giorno 321 e 365). Il pezzo realizzato oggi, tutto in bianco e nero, come una foto d’epoca, è di una intensità straordinaria, superiore addirittura a quello cui ci aveva abituato No Art. Il suo nuovo pezzo narra di sport d’altri tempi, morto proprio con colui che vi è rappresentato, il più grande pugile di tutti i tempi, il più elegante, il più amato da tutti in tutto il mondo. Quello che ha detto, e a ragione, suppergiù questa frase: “Una volta mi chiamavano negro. Poi hanno smesso, ero diventato ricco!” Stiamo parlando di Cassius Clay (era il suo vero nome; il suo pseudonimo, legato alla religione, non ci è mai piaciuto) e questo è il pezzo che oggi abbiamo trovato, per la precisione, in via dei Savorgnan:

Cassius Clay visto da No Art

Questa immagine già ciu dice tutto! Ma stringiamo l’occhio su due particolari:

      

il maglio                                                                                                          la determinazione

l’ambiente espositivo di via dei Savorgnan

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