Per luoghi misteriosi /72

Nuovo sito

E’ arrivato il momento di visitare un nuovo fantastico sito. Questa sera prenderemo per mano il frequentatore del progetto “FotografiaErrante” e lo porteremo in un mondo incantato fatto di muri, tanti muri, grandi muri, tanti colori, infiniti colori; sarà come sostituire Alice e volare verso il paese delle meraviglie.

Tutto è cominciato un giorno della fine del mese di Novembre scorso, il 25 esattamente. In una limpida giornata di quell’autunno incantevole che ci ha lasciato da poco, armati delle nostre fotocamere e con in cavalletto in spalla, dopo aver parcheggiato in un defilato piccolo cortile sterrato confinante con la fabbrica abbandonata (composta di due immensi capannoni) che stiamo per visitare, passiamo fra due alberi i cui tronchi quasi si toccano e interrompono miracolosamente la recinzione.

Passiamo tra rovi, alberelli minuti di mimosa e altre erbe infestanti, tra qualche inciampo e qualche caduta, per fortuna soffice, conquistiamo una piccola scala in cemento di una decina gradini e saliamo su una specie di piano caricatore; da lì una porta ci introduce in un immenso capannone. E qui la sorpresa: tutte le pareti sono affrescate con un numero incalcolabile di graffiti, tutti di una fattura strabiliante.

Restiamo favorevolmente sorpresi dell’enormità di questo sito principalmente per la quantità/qualità dei pezzi che vi sono conservati; poi, e cosa non da poco, per la perfetta luminosità degli ambienti che li ospitano, grandi lucernari vetrati posti un modo continuo sull’immensa copertura del capannone (anche il secondo accerteremo essere così), diffondono la luce in maniera uniforme e brillante; non ci sono ombre, non ci sono riverberi di luce; fotografare qui sarà facile come tagliare quel famoso tonno con un grissino. Ultima cosa che ci ha colpito poi è stata la pulizia che regna all’interno dei due capannoni; si nota solo qualche traccia di detriti o di guano di piccione. Per il resto, in contrapposizione ai colori, sgargianti, dei pezzi, la fa da padrone un bianco candido che riveste le pareti, fino al soffitto.

Siamo entrati a mani vuote e siamo usciti con oltre 150 scatti, una enormità! Tra i pezzi trovati, delle più grandi firme del writing romano, l’ultimo, forse il più semplice, ci ha riempito di orgoglio; è un pezzo di Tromh, quello sfortunato ragazzo di Monterotondo che ci ha lasciato soli. Il nostro resoconto, che si articolerà in più puntate, sarà, in linea di massima, esaustivo e per dare logica alla visita di chi ci accompagna, i pezzi saranno visti nella stessa sequenza con la quale li abbiamo trovati noi. Buon divertimento.

ci accoglie un bellicoso Paperino, opera di Ken

altri volti

saliamo quella scala.

un indecifrabile innamorato
Ares
Wore

Questi stavano sul ballatoio; ora riscendiamo e iniziamo a ispezionare i muri del capannone.

A di Andrea
Horfee

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Beh, qui ci sono anche un sacco di murate, di quelle monotematiche fatte a più mani, esse di solito sono le più vistose, le più intriganti; cominciamo con la prima; si tratta di un doppio esercizio calligrafico con due puppets che se la battono ad armi pari con le lettere.

Muge e Noha

immensa, saranno all’incirca venti metri; necessita avvicinarsi.

i puppets

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Nina
Bone

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Il pezzo di Bone appena visto ci preannuncia una fantastica murata realizzata dalla T.N.T.; anch’essa è lunga una ventina di metri ed è supportata da uno strepitoso puppet, opera di Cquta. Vediamocela.

la murata della T.N.T.

anche in questo caso è d’obbligo l’avvicinamento progressivo ai pezzi.

Ecco, abbiamo visto appena un muro; questo rende l’idea dell’immensità di questo sito. Su questi muri si rincorrono almeno dieci anni di graffiti; quelli ora visti spaziano fra il 2017 e il 2019. Ben presto avremo l’occasione di vedere anche pezzi del 2010, perfettamente conservati. Alle prossime puntate!

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