Per luoghi misteriosi /82

Nuovo sito

Oggi entriamo nel sessantatreesimo sito visitato nel corso della nostra sfolgorante e folle carriera di cronisti dell’arte ipercontemporanea di strada. Un posto da noi conosciuto (da fuori) da sempre. Ci passammo davanti forse il secondo o il terzo giorno, quando, giovani di grandi aspirazioni, raggiungemmo la Capitale per mostrare al mondo la nostra forza. Ci colpirono, fin dal primo incontro, quei funghi tutti colorati che spuntavano tra l’erba e raggiungevano, altissimi, il cielo blu.

Ora il posto è ai più irriconoscibile, anonimo; si sono portati via tutto. Bene, noi, avendo visto da lontano la presenza di un pezzo superlativo, abbiamo deciso finalmente di andare in escursione.

Dopo il passaggio attraverso le Forche Caudine, camminiamo quatti quatti lungo la recinzione, superiamo rapidamente un’area aperta che si vede chiaramente dalla strada battuta da una infinità di automobili e raggiungiamo il primo edificio, quello che sembra essere stato un magazzino dove venivano conservati cavi e apparecchiature necessarie al corretto funzionamento del sito.

E qui troviamo i primi pezzi, risalgono agli anni 2017 e 2018; gli autori sono la coppia Top del writing romano, Nina e Orgh. Facciamo un giro.

Orgh

C’è anche un altro pezzo di Orgh.

Orgh
ed eccoli insieme nell’ambiente

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E’ ora il momento di Nina; anche di lei ci sono due pezzi.

Ecco ora una immagine d’ambiente!

due volte Nina

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Lasciamo questo capannone e entriamo nel vivo del sito; c’è da dire che qui sembra essere scoppiata la bomba atomica; solo una quindicina di anni fa qui ci lavorava un sacco di gente; quando passavamo da queste parti c’era un andirivieni di veicoli di tutti i tipi, compresi quelli del servizio pubblico. Da qui è stato asportato tutto, finestre, porte, ferro, arredi, apparecchiature elettriche e radio, tutto ciò che avesse un minimo di valore, ha preso il volo. Ogni tanto guardando dentro qualche stanza si trova però ancora qualcosa, di valore no, ma di fascino antico eccome!

il server

Proseguiamo la nostra visita e per raggiungere il corpo centrale, la stanza dei bottoni, passiamo di fronte a un piccolo magazzino con due serrande abbassate.

Rogh di Orgh

Ed eccoci finalmente nel grande edificio dove c’era il cuore pulsante del sito: immensi saloni pieni di apparecchiature elettroniche e stanze di presenziamento continuo del personale. Anche qui pochi arredi ma basta per avere la conferma che il posto è stato attivo almeno fino al dicembre del 2004.

Proprio li fuori c’ un altro pezzo, in classico stile minimalista.

Rogh di Orgh

Entriamo in una stanza e lì per terra la testimonianza che qui ci lavorava un appassionato di informatica, una specie di studioso per corrispondenza.

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Attraversiamo un piccolo spiazzo dove stanno, abbandonate, due parabole primordiali. Ottimo supporto per sostenere un pezzo di Orgh.

Rogh di Orgh
visione d’ambiente

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E’ arrivato il momento di andarci a vedere il pezzo finale, quello che avevamo scorto da lontano e che aveva acceso la miccia della nostra curiosità, ovviamente ben ripagata. Passiamo attraverso una specie di scantinato che ospitava l’officina di manutenzione delle apparecchiature.

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Ed eccoci infine di fronte a quel muro; per dovere di cronaca diciamo che, quando il sole sta per tramontare, questo pezzo si infiamma improvvisamente ed è visibile almeno da un paio di chilometri di distanza.

Rogh di Orgh
l’ambiente espositivo

Infatti!

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