Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /593

Fra poco saremo in condizioni di presentare un grosso lavoro realizzato dal Collettivo Novecento (nelle persone di Leonardo Crudi ed Elia Novecento) per un evento estivo organizzato dal Collettivo “La Talpa” a Casal Bernocchi, amena località della periferia ovest della Capitale, lungo il percorso della via Ostiense.

Per scaldare i motori, ci riallacciamo al precedente articolo (murale 592) e passeggiando per Trastevere ci andiamo a vedere tre blocchi di pezzi esposti, sempre dal Collettivo Novecento, per le strade del Rione, nella prima metà di questo anno.

Partiamo dai primi due pezzi che già avevamo visto, con la coda dell’occhio, in occasione della presentazione di un’opera di Disgusto; siamo dalle parti di Ponte Rotto.

vediamo singolarmente i due pezzi.

Come da tradizione, anche questa volta si parla di film maledetti del Novecento.

“A Mosca cieca”, opera sotterranea del glorioso percorso cinematografico sperimentale pre-secondo millennio. Il regista è Romano Scavolini.

“Gatti rossi in un labirinto di vetro”, film del 1975. Diretto da Umberto Lenzi è uno dei classici del film noir nazionale; scosse le cosciente del tempo presentando una scena irripetibile, che pare non fosse doppiata, del rapporto lesbico fra due personaggi femminili del film. Musiche, noir anch’esse, realizzate da Bruno Nicolai.

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Ci infiliamo nei vicoli a destra del Collegio Romano e arriviamo in viale Trastevere, di fronte alla Pubblica Istruzione; lì troviamo la seconda coppia di pezzi.

Avviciniamoci!

Molti sostengono che Orson Welles, perfetta gigantesca figura shakespeariana, fosse di carattere burbero, un orso insomma. Invece non fu altro che un grosso fanciullone con un cervello raro. E qui quelli del Collettivo Novecento rimarcano questo concetto presentando un Welles che ama i gatti. Il tutto trova conferma in un racconto di un suo amico che lo trovò a Venezia di fronte all’Hotel Danieli: “Fuori dell’albergo un grosso uomo sta carezzando un gatto. Otello con in mano un gatto, un gatto nelle mani di Orson Welles“.

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La terza coppia di pezzi la troviamo poco distanza, basta percorrere cento metri di viale Trastevere ed imboccare via Girolamo Induno. Lì, una staccionata che copre gli infiniti lavori al vecchio Cinema Induno, fa da sostegno ai pezzi che ora presentiamo.

Vediamo anche in questo caso i due singoli pezzi.

Adriano Spatola, anche lui un grande personaggio del Novecento; un poeta inserito con autorevolezza tra le avanguardie culturali della seconda metà del secolo scorso, è stato definito “il poeta sonoro/gestuale che portava la poesia ad una dimensione ludica e spettacolare dove le parole venivano composte, frammentate e sgualcite come si fa con una pagina di un giornale o di un rotocalco quando lo si maneggia“.

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