Per luoghi misteriosi /128

Oggi inauguriamo ufficialmente il nuovo anno per quanto riguarda le visite nel misterioso mondo dei siti abbandonati. E lo facciamo in modo scoppiettante; si tratta di un luogo già visitato, difficile da raggiungere, ma dal fascino sconfinato. Qui è passato tutto, ma proprio tutto quello che gli Italiani hanno conosciuto in tutto il ventesimo secolo, e quando diciamo tutto, non esageriamo per niente. Ora c’è solo un triste abbandono; tutto sta ormai andando rapidamente in malora.

Entriamo, come la volta precedente, con qualche difficoltà dovuta all’alta recinzione che circonda il sito; non ci sono soluzioni di rimedio, qui tutto è blindato, così, anche grazie a un allenamento continuo anche in era di pandemia, saltiamo (figurato) agevolmente dall’altra parte. Attraversiamo un’area scoperta facendo attenzione che occhi indiscreti non ci vedano e ci dirigiamo verso un grosso padiglione che lascia, già da lontano intravedere un graffito.

Ah, dimenticavamo; come vedrete, siamo in uno dei tanti atelier di uno dei più accreditati writer della capitale; qui finora è entrato solo lui e qualche suo ospite; ricordate i due pezzi di Nina visti nell’articolo 86? Se non indovinate di chi si tratti, ma ne dubitiamo, lo capirete fra poco.

Ci dirigiamo verso l’edificio, sono due i pezzi che ci attendono; quello di destra, inconfondibile lo stile, è di Orgh; alla sua destra c’è un pezzo di Bims, writer francese, suo ospite!

avviciniamoci e vediamo i due pezzi singolarmente.

Ora facciamo un giro attorno al capannone; dal lato degli ingressi (ricordate, li dentro ci sta un sacco di roba che abbiamo già visto) troviamo un nuovo pezzo.

Rogh di Orgh
visione d’ambiente

E dentro ci sono alcuni resti delle antiche vestigia del sito.

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Torniamo rapidamente all’aperto; Dobbiamo vedere l’altro lato dell’edificio. Chissà che non custodisca qualcos’altro! Infatti, appena voltato vediamo un nuovo pezzo; prendiamo posizione standocene completamente appiattiti alla parete di un troppo vicino edifico.

Rogh di Orgh
l’ambiente espositivo

Torniamo sul piazzale antistante l’edificio, ci spostiamo di lato e troviamo la posizione da dove riusciamo a collocare ambedue i pezzi appena scovati.

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Ora andiamo ad esplorare gli altri padiglioni di questo immenso luogo; torniamo sui nostri passi; catturiamo nuovamente il primo pezzo incontrato.

tre piccioni con una fava: il pezzo di Orgh, il bravo fotografo e, …. udite udite ….., inconfutabili tracce di primavera!

Ci inoltriamo speditamente per un lungo viale che porta all’altro estremo di questo sito abbandonato; arriviamo al fabbricato tecnologico. Qui probabilmente decine di tecnici tenevano sotto controllo sofisticate apparecchiature, pronti ad intervenire in caso di guasto momentaneo, risolvendolo in un battibaleno: gli italiani non potevano aspettare!

Alcune tracce delle presenze umane sono visibili nel precedente articolo che tratta del luogo. Verificato che al piano terra tutto sia rimasto come lo lasciammo a suo tempo, saliamo rapidamente al primo piano fatto di tre saloni dai soffitti altissimo; nel primo ci appare con tutti suoi colori perfettamente distribuiti, l’ultimo pezzo di oggi, è sempre di Orgh!

Orgh

Facciamo un giro per la sala, prestando la massima attenzione a dove mettiamo i piedi; una minima disattenzione potrebbe costarci cara.

E per oggi è proprio tutto; siamo ormai all’imbrunire, dobbiamo affrettarci prima che ci colgano le tenebre. Torniamo verso quella maestosa recinzione e ……….

l’ultimo spenga la luce

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