Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /610

Oggi incontro fortuito con due pezzi da novanta.

Approfittando dell’arrivo, finalmente, del tanto agognato sprazzo di sole, nonostante la fredda giornata, bardati di tutto punto abbiamo inforcato la bicicletta e ce ne siamo andati a spasso; destinazione il centro di Roma, senza una meta vera e propria. Abbiamo approfittato di una lunga pista ciclabile realizzata di recente, almeno per il primo tratto, quello più trafficato; poi abbiamo deviato su un percorso a noi molto noto. Lo utilizzavamo quando il traffico era veramente troppo; solo noi e pochi altri conoscevamo questa variante di una strada consolare che, in un battibaleno, ci portava a ridosso delle mura aureliane.

Come dicevamo lo utilizzavamo, perché, un bel giorno, quella strada è stata inesorabilmente chiusa al traffico veicolare, pare a causa di frane di non ben specificate gallerie sottostanti, scavate, pare in era fascista, allo scopo di realizzare una metropolitana che raggiungesse una borgata costruita per deportarvi gli sfrattati del Rione Alessandrino, quello, oggi mancante, raso al suolo per mettere su quell’obbrobrio di via dei Fori Imperiali che ancora oggi non si riesce a cancellare. Quella metropolitana ovviamente non fu mai costruita, servì solo per abbindolare quei poveracci cacciati dal centro di Roma e portati nel nulla.

Questa strada che dicevamo è ormai chiusa al traffico, se non ricordiamo male, già da prima dello scoppio della pandemia di Covid19, è diventata il regno incontrastato di runner e graffitari. Gli amanti della corsa vi si affollano dalla mattina alla sera, i writer ne colorano i muri che la avvolgono nei pressi di una stazione ferroviaria, lasciatevelo dire, fra le più strategicamente importanti d’Italia.

Bene, ecco il report degli inattesi incontri fatti; superata una storica porta incastonata fra due imponenti acquedotti Romani, il nostro occhio sinistro viene catturato da una immagine che ci fa trasecolare; tre metri di gomma per terra e subito imbracciamo il nostro fucile fotografico. Ecco la preda!

uno spettacolare stencil di Hogre
l’ambiente espositivo

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Soddisfatti del bottino, riprendiamo il nostro viaggio verso il centro della città; ma ecco, poco dopo un chilometro, un altro incontro fortuito; un nuovo pezzo, sempre di Hogre, questa volta esposto su un tabellone metallico di quelli delle pubbliche affissioni del comune di Roma. Qui siamo in semi-periferia, quella povera per giunta; quindi, niente acronimo SPQR che dia nobiltà a tabellone, peraltro largamente arrugginito.

vi ricorda nulla Lady Maru?

Per ulteriori informazioni vi rimandiamo al nostro articolo “Subvertising 10” del 31 gennaio 2019.

Anche qui è un via vai di podisti.

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