Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /631

Per due mesi, tra dicembre e gennaio scorsi, presso la Sala Minerva della Università La Sapienza è tenuta una mostra per dare grande visibilità alla Giornata Internazionale delle persone con disabilità. La mostra, DIS/INTEGRATION, ha ospitato disegni, dipinti, installazioni e collage di parole realizzate dalle persone con disabilità dei Laboratori d’Arte della Comunità di Sant’Egidio. Scopo della mostra è stato quello di sensibilizzare la gente sul problema delle barriere architettoniche e si è partiti proprio dall’edificio del rettorato della prima Università Roma dove le barriere architettoniche, volute a suo tempo da un sistema che, se andava bene, nascondeva i diversi, sono state sempre insuperabili e, non bastando lo stile dell’edificio, altri ostacoli vi furono realizzati nel corso degli anni successivi. A protezione della scalinata, così si espresse da chi volle impedire che gli studenti vi salissero sopra, vi fu interposta una barriera di vetro altamente infrangibile. Prima quella scalinata era possesso degli studenti dell’Ateneo che la usavano per ritrovarsi e, ancor più, per manifestare il loro dissenso nei confronti di un sistema di potere, quello degli anni sessanta/settanta, che non dava giusto riconoscimento alle rivendicazioni dei lavoratori. Scalinata sulla quale, il primo giorno in cui arrivammo, giovane matricola, a frequentare il nostro corso di una laurea che non prendemmo mai, rimediammo una manganellata su di una gamba, distribuita gratuitamente da parte della celere.

E proprio da quest’ultima barriera che parte la mostra DIS/INTEGRATION; infatti proprio su di essa hanno trovato sistemazione definitiva tre opere d’arte realizzate da altrettanti street artist romani, Sibomana, Elia Novecento e Leonardo Crudi, ovviamente tre elegantissimi artisti già frequentatori del progetto culturale “FotografiaErrante”.

Iniziamo quindi a vedere ciò che fu da loro realizzato.

Un muro da cui escono due mani che si protendono verso di te per abbracciarti; ai lati due volti di gente comune abituata a incontrare barriere sia materiali che psicologiche. Al centro, Leonardo Crudi, fedele alla sua matrice culturale sensibilmente legata al cinema alternativo di avanguardia del secolo scorso, pone il “cineocchio” che vede l’invisibile, il simbolo di un film documentario formato da brevi episodi sulla vita in Unione Sovietica.

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Eccoci ora al pezzo di Elia Novecento; la sua opera composta di una serie di rappresentazioni di tappeti afghani che richiamano l’osservatore a pensare ai drammi vissuti da quel popolo a partire dall’invasione sovietica per finire con l’occupazione statunitense.

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Il terzo pezzo, quello realizzato da Sibomana, è un rifacimento di una sua installazione realizzata presso il Centro di Accoglienza Baobab che si trovava alle spalle della stazione di Roma Tiburtina; esso mostra uno stormo di uccelli che esce da dalle mani che, unendosi in un’unica grande rondine, oltrepassa il muro ricordandoci che i muri, i confini, le siepi esistano solo per l’uomo.

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Successivamente, fu chiamato, a gran voce, a dipingere un quarto pezzo su quella vetrata in occasione della manifestazione della pace presso la Sapienza tenutasi il 3 Marzo, uno street artist particolarmente sensibile alle problematiche relative al mondo dei diversi; prima che un artista, un grande studioso ed estimatore della storia fantastica che ha preceduto l’arrivo delle genti che fece sì che poco prima della foce del Tevere nascesse una città che avrebbe fatto la storia dell’umanità, Roma! Lui è Gojo, il suo pezzo, più attuale che mai, grida a gran voce il bisogno di pace fra le genti! Due colombe che reggono un ramo di ulivo con foglie multicolori; le colombe sono due perché la pace si fa almeno in due!

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A questo punti chiunque direbbe di entrare nelle sale del Rettorato per vedere la mostra; peccato, direbbe qualcuno, perché la mostra, lì al Rettorato è stata chiusa a fine gennaio. Cosa fare allora? Semplice, da domani, 29 marzo 2022, la mostra sarà nuovamente visibile presso il Museo laboratorio di Sant’Egidio a Tor Bella Monaca, in via dell’Archeologia 74 (meglio raggiungibile da via Antonietta Biscarra). Alle ore 17 ci sarà l’inaugurazione.

Anche lì sarete accolti da alcuni pezzi veramente formidabili; due preesistenti realizzati guada caso da Leonardo Crudi ed Elia Novecento; il terzo è nuovo di zecca e lo vedremo per ultimo.

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Il pezzo nuovo, realizzato per l’occasione della mostra lo ha realizzato recentissimamente Gojo; pezzo la cui realizzazione è rimasta in bilico per diversi giorni perché aveva un antagonista; qui in esclusiva i due bozzetti.

Ed ecco qui il pezzo realizzato:

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