Le Campane di Cinecittà – 1

Iniziamo oggi un viaggio attraverso la storia del cinema italiano dei favolosi anni ’60 e ’70. Lo facciamo in compagnia di due artiste ipercontemporanee, supportati dal progetto GAU che mira a far conoscere, e digerire, l’arte pittorica di strada anche ai più recalcitranti nei confronti di quel fenomeno universale nato in Messico con Diego Rivera negli anni venti del Novecento, sviluppatosi nei canoni attuali, il writing illegale, negli Stati Uniti agli inizi della seconda metà del secolo scorso e poi diffusosi rapidamente in Europa e giunto in Italia intorno agli anni ’70 (prima tappa Orgosolo), noto con vari nomi, Muralismo, Graffitismo, Streetart, Riqualificazione Urbana e chi più ne ha, più ne metta. C’è un denominatore comune in tutto questo: la strada, come luogo dove si incontrano e si interconnettono culture diverse, dove, in una società basata sull’appiattimento sociale, si cerca di dimostrate la propria originalità usando, come arma, semplicemente dei colori.

L’oggetto del contendere lo abbiamo già annunciato: il cinema; il supporto utilizzato, già lo immaginate tutti: le Campane per la raccolta differenziata del vetro; motore organizzativo del tutto: GAU (Gallerie Urbane), già promotore di altre iniziative analoghe in altri quartieri di Roma, in particolare il viaggio di Dante e Virgilio nei vari gironi dell’Inferno che potete trovare facendo una piccola ricerca fra gli articoli di “FotografiaErrante“. Manca solo la presentazione delle artiste chiamate a realizzare su quelle campane i pezzi che raccolgono con pochissime immagini la trama dei film; loro sono le “Molecole” un duo affiatatissimo alle cui opere ci siamo spessi interessati; basta cliccare il loro nome sul motore di ricerca Artisti di questo blog e vi appaiono miracolosamente gli articoli pieni di immagini dei loro pezzi.

E’ ora di iniziare il nostro viaggio lungo la via Tuscolana nel tratto compreso fra le fermate di Cinecittà e Lucio Sestio. La prima campana dipinta che troviamo ci parla di un film uscito nel 1964 e che ha fatto da capostipite a una serie cinematografica già esistente nella storia ma allo stesso tempo inedita: il western spaghetti. Avrete già capito tutti che il film in questione è “Per un Pugno di Dollari

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Noi, che quel periodo storico lo abbiamo vissuto in prima persona tendiamo ad allargare i confini dell’argomento trattato; non ci limitiamo a vedere nell’opera il solo Per un Pugno di Dollari, bensì tutta la Trilogia del Dollaro,  interpretata da Clint Eastwood, che comprende anche Per qualche Dollaro in più e Il Buono, il Brutto e il Cattivo, usciti nei due anni seguenti. 

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Una delle doti delle Molecole è quella di dare un’anima anche alle comparse (per restare in tema), quei piccoli soggetti viventi, siano essi umani o animali, appena accennati che esse dipingono sullo sfondo rispetto al soggetto principale.

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Regista della Trilogia fu Sergio Leone; il successo del primo film, per l’appunto Per un Pugno di Dollari gli spianò la strada a una carriera di successo; pochi film ma sempre sulla cresta dell’onda, dei veri e propri capolavori, ci preme ricordare l’immortale C’era una volta in America!

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Il successo fu anche agevolato dalla meravigliosa colonna sonora scritta da un giovane Ennio Moricone con quel celebre brano fischiato eseguito da Alessandro Alessandroni, fondatore del gruppo I Cantori Moderni.

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Una curiosità! Per far digerire i cinespettatori più schizzinosi che avrebbero visti non di buon occhio un film western realizzato in Italia da italiani, quasi tutti gli interessati si diedero nomi finti, tutti rigorosamente americanizzanti: Sergio Leone usò il nome di Bob Robertson, Ennio Morricone diventò Dan Savio, Gian Maria Volonté fu John Wells; solo Clint Eastwood rimase tale!

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