Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /484

Questa sera parliamo di Muse; quelle divinità della religione greca, figlie di Zeus, che erano considerare le custodi del pensiero artistico.  Se volete sapere tutto sulle Muse, prendete uno buon libro sull’argomento oppure navigate a gonfie vele nell’immenso mare di Internet. Noi invece questa sera ci limiteremo a fare un incontro ravvicinato con esse solo per il fatto di aver scovato Diavù che le stava allegoricamente rappresentando in un grande murale che in questi giorni ha visto la luce dalle parti della Marranella.

Vediamo insieme come, piano piano, il pezzo ha preso corpo; secondo lo stile pittorico di Diavù ecco prima comparire piccole linee che delimitano zone di identico colore; poi appaiono, dopo altre linee, sfumature diverse dello stesso colore che danno spessore all’immagine. Il nero poi, tocco conclusivo, da forma!

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Rovistando in mezzo a barattoli, pennelli, zaini e bombolette, ci siamo imbattiti in alcuni bozzetti:

Abbiamo addirittura trovato quelli dell’intera opera, eccolo!

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Ora qualche ritocco

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E finalmente ecco l’opera finale, o quasi. L’artista si è riservato di apportare alcune piccole rifiniture.

Il pezzo di Diavù

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E ora soffermiamoci un po’ sui vari soggetti che compongono il pezzo e vediamo come il maestro ha rappresentato le muse della mitologia greca, associandole alle muse del cinema italiano che, conosciuto un periodo di splendore nella seconda metà del secolo scorso, oggi vive un periodo abbastanza insignificante, come se tutto si perdesse nel buio di una selva oscura. E proprio così l’ambiente rappresentato da Diavù nel suo pezzo è proprio una Selva oscura, quella dove si perde la certezza di tutto, quella dove anche le muse perdono la loro linfa vitale e si trasformano in arbusti.

E quella che si trova nello stato più avanzato di trasformazione è Calliope, la Musa della Poesia Epica, della “pantomima”. Nella immagine sopra sta al centro dell’affresco, scura e somiglia fortemente ai due alberi, anch’essi scuri che stanno ai due lati.

Le grandi interpreti del cinema italiano sono rappresentate nel loro aspetto giovanile; inoltre, il loro atteggiamento e l’espressione del volto, stigmatizzano che le Muse non stanno assolutamente facendo ciò per il quale sono preposte.

Tutte, a parte Clio, la musa della storia, con un grande libro su cui trascrive i fatti; Diavù le dà il volto di Claudia Cardinale; lei solo cerca di annotare ciò che accade per tramandare la storia.

Ecco poi Euterpe, colei che rallegra, musa della poesia lirica, impersonata da Giulietta Masina; dovrebbe avere tra le mani l’Aulos, lo strumento greco a fiato con due tubi divergenti. Invece ha una sigaretta.

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Thalia, musa della commedia e della poesia bucolica qui rappresentata da Virna Lisi. Dovrebbe secondo le sue prerogative avere in mano una maschera comica invece ha un teschio.

Melpomene, colei che canta, è la musa della tragedia, austera e sempre sotto i riflettori; Monica Vitti la impersonifica insicura e in secondo piano.

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Tersicore, la musa della danza, con le forme di Mariangela Melato che invece di danzare se ne sta immobile, sospesa in aria e con lo sguardo assente.

Polimnia (figura in bianco e nero dietro la Melato), musa della pantomima, dell’eloquenza, associata al canto sacro e a quello eroico; qui assume le sembianze della Musa di Diavù, ma stranamente è immobile e riflessiva e anch’essa sta rapidamente trasformandosi in arbusto.

Erato, colei che provoca desiderio, musa della poesia Lirica e del canto; ha il volto, anzi i volti, di Silvana Mangano che sembra voler cercare di ricordare quale sia il suo ruolo.

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Urania, la musa dell’astronomia; è impersonificata da una giovanissima e sensuale Stefania Sandrelli che, al contrario di Urania, sempre attenta a scrutare l’universo, guarda nel vuoto ed è posizionata più in basso di tutte.

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Ora, prima di lasciare il sito, siamo nel porticato che tra qualche giorno collegherà via dell’Acqua Bullicante con via della Marranella proprio all’altezza dell’ex Cinema Impero, di recente ristrutturato e trasformato in un centro multiservizi, avviciniamoci al murale di Diavù e gustiamoci alcuni piccoli particolari.

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