Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /562

Allora Francesco, sei pronto? Emozionato vero di essere stato scelto per immortalare su quel grande muro il ritratto di quell’uomo che ha sacrificato la vita per combattere il vuoto culturale allo scopo di darci un mondo migliore?

Ecco i colori sono pronti. Buon lavoro!

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Apriamo il sito dell’A.N.P.I. l’Associazione Partigiani d’Italia; andiamo nel settore della storia degli Uomini e delle Donne della Resistenza, settore “Caduti del Lazio” e leggiamoci in testo integrale della pagina dedicata a Enrico Mancini, nato a Ronciglione il 18 ottobre 1896, fucilato il 24 marco 1944 alle Fosse Ardeatine.

I suoi, quando era ancora bambino, si erano trasferiti a Roma e qui Mancini aveva frequentato le elementari al Testaccio. Presto Enrico aveva dovuto lavorare. Apprendista in una falegnameria, aveva appreso molto bene il mestiere, specializzandosi come ebanista. Lasciato il lavoro perché chiamato alle armi, aveva combattuto nella Prima guerra mondiale. Ne era tornato con il grado di sergente maggiore del Genio, una medaglia di bronzo e una croce di guerra e si era messo in proprio, aprendo una falegnameria nella zona di Porta San Paolo. Negli anni venti, il suo rifiuto di aderire al fascismo gli costò l’incendio del laboratorio e del negozio di mobili, ma Mancini, nonostante i sei figli da crescere, non si piegò. Nel 1942, si era ormai dedicato al commercio di mobili, fu tra i primi a Roma ad aderire al Partito d’Azione, coordinandone l’attività clandestina tra il Testaccio, l’Ostiense e la Garbatella e subito dopo l’8 settembre entrò nella Resistenza, assumendo funzioni dirigenti nella Brigata Garibaldi. Mancini si impegnò nel dare aiuto economico ai perseguitati politici, nell’organizzare i militari sbandati, nel mantenere i collegamenti con i partigiani alla macchia, nel rifornire di armi e di materiale di propaganda i gruppi della Resistenza. Un’attività preziosissima, che fu bloccata il 7 marzo del ’44, quando i fascisti della banda Koch prelevarono Mancini nel suo ufficio, lo portarono nella famigerata Pensione Oltremare e di lì nella Pensione Iaccarino dove, nonostante dodici giorni di torture, non riuscirono ad estorcergli informazioni. Rinchiuso, il 18 marzo, nel terzo braccio di Regina Coeli in attesa di processo, vi fu prelevato quando i tedeschi decisero di compiere la strage delle Fosse Ardeatine e qui fu eliminato.

In questo ultimo week end la comunità residente di Garbatella, quartiere popolare e tra i più belli di Roma, ha voluto rendere omaggio a Enrico Mancini facendo realizzare al giovane artista Francesco Pogliaghi il suo ritratto sul muro di un palazzo che sovrasta uno dei siti più importanti del quartiere. Siamo in piazza Bartolomeo Romano, proprio di fronte allo storico Teatro Palladium, sala di spettacoli di natura teatrale, cinematografica e musicale affidato alle cure dell’Università degli Studi Roma Tre.

Francesco Pogliaghi, giovane artista bresciano alimenta la sua passione per la pittura servendosi della strada; giovanissimo, armato di bomboletta realizza i suoi primi graffiti; noi di Fotografiarrante lo teniamo d’occhio da molto tempo; i suoi “pezzi” specialissimi carichi di colori e con volute vertiginose, risaltano spesso, qui da noi, sui famosi Muri Liberi, assegnati dalle istituzioni a quell’arte ipercontemporanea conosciuta come il Graffitismo. Tutti i writers hanno un nome d’arte che, prerogativa del writing, amano scrivere in infiniti modi, mai uguali, sempre eleganti e voluttuosi, sui muri, spesso grigi, delle città; lui si chiama “Shemo“.

Fatte queste due doverose premesse, seguiamo quindi Francesco “Shemo” Pogliaghi nella realizzazione di questa importante opera, per lui, per noi che lo seguiamo e per tutta la Collettività Cittadina. Lo scopo: tenere viva la memoria di chi ha sacrificato la propria vita per dare agli altri un futuro migliore.

ed ecco il risultato finale.

Enrico Mancini visto da Francesco ShemoPogliaghi
il suo messaggio
la cornice ambientale

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E ora reportage, allo specchio, da Garbatella:

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