Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /578

Che a Sandro Penna il Collettivo Novecento guardi con un certo interesse (vedasi murale al giorno 545 dello scorso 12 dicembre) era cosa a noi nota. Che Sandro Penna sia stimato profondamente dal Collettivo Novecento a noi desta una qualche ammirazione. Sandro Penna, lo possiamo annoverare fra i poeti maledetti del 900; vissuto nel periodo del fascismo, dovette vedersela proprio male, lui omosessuale; giovane poeta, segui a Roma un ragazzo trasteverino e qui frequento i massimi rappresentanti della cultura italiana che bivaccava ai margini dell’odioso fascismo. Durante tutto quel brutto periodo, non se la passò molto bene nonostante avesse pubblicato alcune raccolte di versi; in compenso molti amici artisti si impegnarono ad aiutarlo a sbarcare il lunario; nel periodo post bellico poi, e fino alla sua morte, sopraggiunta nel 1977 per invecchiamento precoce, ricevette numerosi riconoscimenti per le poesie che nel frattempo aveva pubblicato. Suoi furono i premi “Viareggio“, “Fiuggi“, “Bagutta“.

Torniamo al Collettivo Novecento, così amiamo chiamarlo noi; il sodalizio Elia Novecento e Leonardo Crudi, molto, ma molto attenti alla cultura Underground del secolo scorso, quello irripetibile, hanno di nuovo pittoricamente argomentato su Sandro Penna con due nuove, per noi, esposizioni in giro per i muri della Roma che conta, quella all’interno delle Mura Aureliane.

Andiamo quindi a esplorare due Rioni, Testaccio e Regola, ambedue affacciati alla sponda sinistra del Tevere; uno fatto di case popolari, oggi molto ambite, passato dal periodo romano da discarica a zona portuale, poi nell’ottocento a zona industriale, fino a divenire oggi zona freak. Regola, rione più centrale, dapprima fatto di orti, poi sempre più urbanizzato e divenuto poi nel Rinascimento luogo di residenze nobili e facoltose.

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Iniziamo quindi da Testaccio; lì, all’angolo fra via Aldo Manuzio e via Nicola Zabaglia, ci sono due pezzi del Collettivo Novecento. Il primo, di Leonardo Crudi, che ci ricorda, per l’appunto, Sandro Penna , è accompagnato da un pezzo di Elia Novecento. Questo ci parla, per immagine, di Pier Vittorio Tondelli, l’autore di “Altri Libertini“, romanzo di culto fra i giovani italiani degli anni ottanta; Tondelli è considerato uno dei maggiori esponenti della letteratura postmoderna italiana. Anche in questo caso, ci immergiamo nella cultura Underground del secondo Novecento, il periodo storico più carico di cultura sperimentale in assoluto dall’avvento del genere umano. Il libro, a causa dei suoi contenuti scandalosi, appena venti giorni dopo la pubblicazione fu sequestrato per un anno dal procuratore della Repubblica dell’Aquila. Nell’edizione originale, il libro esibiva un linguaggio volgare, ricco di bestemmie e scene esplicite di sesso e violenza, fornendo un audace ritratto della degradata periferia bolognese degli anni Ottanta. Verso la fine dell’estate del 1990 Tondelli, affetto da AIDS, fu ricoverato in ospedale e dopo una lenta agonia, Morì il 16 dicembre del 1991, a 36 anni.

Leonardo Crudi Elia Novecento

Gli anziani al tempo del Covid:

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Inforchiamo il pezzo di locomozione verde per eccellenza e facciamo una salutare pedalata di un paio di chilometri in risalita sulla sponda sinistra del Tevere, doppiamo l’Isola Tiberina, sorpassiamo i ponti Garibaldi e Sisto (alias delle Zoccolette) e, sul Lungotevere dei Tebaldi, poco prima di ponte Mazzini ecco i nuovi due pezzi cui accennavamo all’inizio.

Elia Novecento Leonardo Crudi

Anche qui un Sandro Penna, fragorosamente interpretato da Leonardo Crudi. Questa volta il pezzo che lo accompagna, sempre del compagno di viaggio culturale Elia Novecento, ci parla di Andrea Pazienza, il grande fumettista maledetto della nostra giovinezza, creatore, fra l’altro del personaggio autobiografico “Pompeo” e Roberto Antoni, più conosciuto con lo pseudonimo di Freak Antòni, cantautore, scrittore, attore, artista performativo, poeta e disc jockey italiano, guarda caso rappresentativo anche lui dell’epoca irripetibile della seconda metà del secolo scorso.

Freak Antòni, fu fondatore e leader degli Skiantos e considerato il padre del “Rock Demenziale” italiano. Fu, insieme a Dalla, Guccini, “Paz” Pazienza e Stefano Benni, uno degli interpreti del grande movimento culturale che partì da Bologna e invase tutta l’Italia negli anni settanta.

Dopo una sgroppata come quella di oggi, ci sediamo e aspettiamo, poi ripagati, che passi qualcuno.

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