Oggi è passato un treno /39

Ieri un nostro prezioso amico ci ha consigliato di far finta che la “Terra sia piatta”. D’improvviso il cielo si è fatto più blu e ci è tornata la voglia di fare.

Dopo 50 giorni, o giù di lì, abbiamo quindi riaperto il nostro polveroso archivio e imbracciato la nostra gloriosa compagna di viaggio. Molto lavoro ci attende, bisogna rimboccarsi le maniche.

Iniziamo oggi con una delle rubriche più preziose del nostro progetto culturale, l’arte ipercontemporanea viaggiante; poco seguita e totalmente snobbata da quella folta schiera di presunti fotografi, quelli della domenica.

Prendiamo, per iniziare, qualche scatto conservato nel nostro archivio, preso in pieno lockdown ( il 24 aprile scorso) affacciandoci furtivamente alla finestra del nostro studio. Da notare che i carri merci non sono controllati come le vetture viaggiatori; un graffito fatto su una vettura ha vita breve, a volte brevissima: alla prima occasione il treno viene portato in deposito e durante la manutenzione ordinaria, viene anche ripulito. Un carro merci no; una volta “supportato” gira all’infinito su e giù per l’Italia, a volte va anche all’estero, e si porta dietro, in un matrimonio senza divorzio, un pezzo magari fatto di notte da un pericoloso writer dentro un buio smistamento; piano piano il pezzo si riempie di ruggine come il carro stesso e ti capita di vederlo, anche un paio di anni dopo che è stato realizzato. Un po’ di storia insomma.

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Ed eccoci ora alla cronaca. Oggi, di buon mattino, abbiamo visto scivolare un treno regionale, carico di graffiti, che tentava di raggiungere Roma.

Fatti un po’ di calcoli ci siamo attrezzati e, seduti comodamente su una panchina, abbiamo atteso che tornasse; è stato puntualissimo. Portava tanta roba………… Ecco!

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Il treno se ne va

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