Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /613

Oggi siamo andati all’ex Mattatoio di Testaccio; qui, in questo monumentale ambiente fermo a quasi cinquanta anni fa, hanno trovato spazio diverse attività culturali che ora proviamo a citare, ovviamente per difetto.

Nato intorno alla fine dell’Ottocento il Mattatoio di Roma assolse al suo compito per quasi novanta anni; sostituì, a suo tempo, quello che si trovava dalle parti di piazza del Popolo. Quando, nel 1975 venne dismesso e sostituito da quello, anch’esso oggi dismesso, che venne realizzato sulla Togliatti, dalle parti di Tor Sapienza, venne abbandonato e conobbe un rapido declino.

I primi ad interessarsi a questa immensa area costellata di enormi padiglioni e grandi aree aperte furono un gruppo di giovani che intorno agli anni novanta del secolo scorso ne occuparono una parte dando vita a uno dei più riusciti circoli di aggregazione sociale, culturale e multietnica, meglio conosciuto come “Villaggio Globale“. Ancora oggi, dentro le mura di questa occupazione, si respira il fermento, alimentato da un folto numero di artisti che qui hanno i loro studi creativi, frammisto alla presenza di persone di tutte le etnie che in questo luogo coordinano le loro microattività commerciali.

Poi in una parte dell’area dove venivano custoditi gli animali in arrivo nella struttura prima di essere avviati alla macellazione, trovò alloggio la famosa “Città dell’altra economia”, uno spazio eventi, educativo e di vendita per commercio equosolidale e prodotti bio, con ristorante e biblioteca.

Successivamente, intorno all’inizio del terzo millennio, le istituzioni iniziarono un lungo e lento processo di recupero del vecchio storico Mattatoio, opera che ancora oggi è “in fieri” e nessuno sa quando sarà completata la bonifica.

Qui, con il tempo, hanno trovato alloggio definitivo, il Macro settore Testaccio del museo romano dell’arte contemporanea di Roma, la facoltà di Architettura dell’Università “Rome Tre”, nonché l’Accademia delle Belle Arti; la comunità Curda che vive a Roma ha qui il suo punto di aggregazione.

L’ex Mattatoio ha inoltre visto nascere Muccassasina, la serata di autofinanziamento del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli di Roma, a cui peraltro deve l’ironico nome, ed ha ospitato anche le prime tre edizioni del Gay Village, evento organizzato nell’ambito dell’ormai defunta “Estate Romana”.

Dopo questa breve e incompleta introduzione veniamo al motivo di questa vista; non prima però di aver dato altre due piccole notizie circa l’importanza di questo sito per l’arte ipercontemporanea cui noi ci dedichiamo con fervore; in primis vogliamo ricordare che tutti i muri che sono visibili, sia all’interno che all’esterno del sito, sono divenuti dei veri e propri muri, se non liberi, sicuramente liberati (e fra qualche giorno faremo un piccolo report); per ultimo vogliamo ricordare che qui dentro ci sono zone chiuse (ma non molto) e inesplorate, meravigliose dal punto di vista dell’archeologia industriale.

Ecco, siamo sotto l’edificio che ospita il Villaggio Globale e stiamo aspettando che arrivi qualcuno che abbia la possibilità (chiave) per farci entrare nella struttura per catturare alcuni pezzi che abbiamo saputo, Alice Pasquini ha realizzato alcuni giorni fa.

Intanto cerchiamo il pezzo che ha esposto sul muro esterno, sullo stipite di una porta.

Le prime due porte che incontriamo hanno ben altro; diamo un’occhiata.

Passiamo allora alla parete dell’edificio che da sul lungotevere e qui finalmente troviamo il primo dei pezzi che cercavamo.

il cagnolino abbandonato da Alice Pasquini
Ehi, ti controllo!

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Nel frattempo è arrivato qualcuno che, usando la famosa chiave, ci permette di entrare all’interno del Villaggio Globale; qui la ricerca si fa affannosa, ma noi girando e rigirando, riusciamo a scovare tutto ciò che cercavamo. Saliamo sul tetto, o meglio andiamo verso i tetti; appena usciamo da una scala a chiocciola che ci ha fatto girare la testa, troviamo una pesante porta in ferro gettata a terra; grande sorpresa, nascondeva uno dei pezzi che cercavamo.

il secondo pezzo di Alice Pasquini

Andiamo oltre; raggiungiamo un muretto senza trovare traccia alcuna di altri pezzi; attira però la nostra attenzione una sedia, verde, di plastica, stranamente appoggiata a un cornicione che sembra ci separi da un tetto. Ci saliamo sopra e vediamo che proprio di fianco a quel tetto che abbiamo davanti, c’è un altro piano di calpestio; Andiamo oltre e subito ci appare un altro pezzo.

facciamo alcuni passi indietro per qualche scatto d’ambiente.

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Ora tocca all’ultima opera di Alice Pasquini; già sappiamo che sarà il più difficile da conquistare. Andiamo lì, verso quel muro alto; giriamo e……..

Soge

Lui e nient’altro; ci giriamo e torniamo verso quella sedia; ed ecco che da lontano…..

lassù, sulla porta di quella torretta che si trova in un posto che sembra irraggiungibile, intravediamo qualcosa; con l’aiuto dello zoom della nostra compagna di avventure, vediamo il volto dispettoso di una ragazzina, chiaramente e inequivocabilmente, l’ultimo pezzo di Alice Pasquini che manca all’appello.

In quattro e quattr’otto scendiamo quella pericolosa scala chiocciola e ci rivolgiamo a una graziosa fanciulla che ha il suo studio d’artista proprio li sotto. Ed ecco che si aprono tutte le porte che ci separano da quella torretta. E finalmente entriamo in contatto con l’ultimo pezzo della giornata.

Un pensiero su “Un murale al giorno (toglie la malinconia di torno) /613

  1. Fantastico , grazie mille grande,belle foto ,belle parolle . Per me un grande piacere. Grazie per il fanciulla 😘😎❤️.
    Za.tox

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