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E questa sera è la volta della Casa del Rugby; anche con questo sito intendiamo chiudere il 2020 così da iniziare il nuovo anno con le carte in regola.
Qui entrammo la prima volta tre anni fa precisi: quella piscina immensa, quella palestra che non ha nulla da invidiare a un hangar per il ricovero di in Boeing 737, quelle numerosissime stanze destinate ad accogliere centinaia di atleti e mai utilizzate, quel campo da Rugby con tanto di tribuna che non ha mai visto una palla ovale, quello sconfinato garage sotterraneo capace di accogliere migliaia di automobili e che mai ne ha vista una, quel vellutello sparso un po’ ovunque, ci colpirono letteralmente e ci stesero anche per terra!
Ci siamo entrati pere due volte quasi consecutive, la prima a novembre e la seconda poco prima della fine dell’anno; dobbiamo ammettere che quell’atmosfera celestiale che respirammo nel corso delle prime visite, non la abbiamo purtroppo respirata; il luogo forse ci aveva detto tutto allora.
Fortuna ha voluto che, specie con l’ultima visita, vi trovassimo pezzi di elevatissimo valore artistico; e questo ha in parte smussato il fastidio che abbiamo inizialmente avvertito.
Appena entrati troviamo alcuni ospiti e facciamo subito amicizia; troviamo anche il primo pezzo, qui esposto da una nostra beniamina, Alessia Babrow.


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Dopo questo primo incontro andiamo verso la zona piscine; qui si sono alcune novità.




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CI spostiamo di poco, passiamo attraverso alcuni stanzoni per arrivare alla posizione ideale per vedere la piscina olimpica.





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Ed eccoci in posizione!


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E’ ora il momento di scendere nei sotterranei, in quello che dovevano essere i garages; scendiamo la rampa e prima di entrare troviamo il primo pezzo, di un writer di nostra vecchia conoscenza.




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Viste le premesse, entriamo baldanzosi; speriamo che altre sorprese ci attendano.



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E finiamo in bellezza; ecco un altro pezzo!
