A zonzo con Dante e Virgilio – 4

Ed eccoci a dissertare del quarto canto dell’Inferno; ormai ci abbiamo preso gusto e dopo le prime titubanze, ormai procediamo spediti verso la meta. Anche Dante ormai si è abituato all’idea di fare una cosa straordinaria, mai prima permessa a essere umano, quella di viaggiare da visitatore attraverso i gironi dell’Inferno, cosa permessa solo ai morti che morirono nel peccato.

Il nostro percorso nella vita reale ci porta in via Domenico Tardini, proprio dove sta il civico 44. Il sito è una piccola isola ecologica con cinque cassonetti per i vari rifiuti da differenziare e due campane per la raccolta del vetro. Il sito non è molto maltrattato, forse perché, a ridosso di esso, non ci sono molte abitazioni e proprio lì accanto c’è una fermata dei bus molto frequentata.

Il compito di affrescare una delle due campane qui presenti è stato affidato a Marta Quercioli; il canto da trattare è il quarto, quello dove Dante narra del suo risveglio dopo lo svenimento per il terremoto e si rende conto di aver superato l’Acheronte e di trovarsi nel primo cerchio dei nove di cui è formato l’Inferno. Inizia la sua visita al Limbo, il lembo estremo della voragine infernale.

via Tardini, la campana in primo piano sarà affrontata a breve da Marta Quercioli

Ruppemi l’alto sonno ne la testa 
un greve truono, sì ch’io mi riscossi 
come persona ch’è per forza desta

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Virgilio è pallido; rattristato confessa a Dante di conoscere in quel luogo moltissime anime perché è lui stesso uno spirito costretto a vivere nel Limbo, dove stanno i giusti che non hanno commesso alcun peccato, ma che hanno la sola colpa di non aver potuto ricevere il battesimo.

Ma torniamo ai fatti nostri; Marta ha da qualche ora iniziato il suo percorso per realizzare il pezzo commissionato e lavora alacremente. E’ sua intenzione terminare la realizzazione dell’opera al massimo entro il giorno successivo. Ma non ha fatto i conti con Poseidon.

Lo buon maestro a me: «Tu non dimandi 
che spiriti son questi che tu vedi? 
Or vo’ che sappi, innanzi che più andi,

ch’ei non peccaro; e s’elli hanno mercedi, 
non basta, perché non ebber battesmo

Infatti il giorno successivo, all’ora di pranzo cambiano repentinamente le condizioni atmosferiche che diventano instabili per circa una decina di giorni; Marta farà delle capatine sporadiche per cercare di completare il suo lavoro; noi faremo frequenti visite per vedere lo stato dell’arte. Risultato, tante fasi di lavoro, tanti scatti.

Come potete vedere i personaggi che vivono nel limbo hanno ormai preso corpo nel pezzo; quello che manca e che sta a cuore a Marta è la simbologia che accosti al Limbo, dove sono relegate anime di chi non ha commesso peccati, la realtà contemporanea dove vivono i giovani che sono semplici spettatori di delitti verso la natura perpetrati da altri, da coloro che li hanno preceduti.

Per tai difetti, non per altro rio, 
semo perduti, e sol di tanto offesi, 
che sanza speme vivemo in disio»

oggi c’è un tempaccio e Marta non c’è

Appare una prima simbologia voluta da Marta che sensibilizza le problematiche relative alla scomparsa delle api a seguito dell’uso incondizionato degli insetticidi in agricoltura.

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Dante intanto, nel suo viaggio attraverso il Limbo fa dapprima la conoscenza di Omero, Orazio, Ovidio e Lucano.

quelli è Omero poeta sovrano; 
l’altro è Orazio satiro che vene; 
Ovidio è ’l terzo, e l’ultimo Lucano

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E finalmente una tregua meteorologica fa sì che Marta Quercioli riesca a mettere il punto finale alla sua opera. Il risultato è un’opera complessa, parimenti estesa su tutta la superficie della campana. Occorrono quattro scatti per dare giusta testimonianza di quanto lei abbia realizzato.

Come potete notare Marta ha terminato la rappresentazione simbolica delle problematiche che i giovani hanno ereditato in negativo dalle epoche precedenti. Ma avviciniamoci un po’ e attenzioniamoci ai personaggi che popolano il limbo di Marta.

Genti v’eran con occhi tardi e gravi, 
di grande autorità ne’ lor sembianti: 
parlavan rado, con voci soavi.
 

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Democrito, che ’l mondo a caso pone, 
Diogenés, Anassagora e Tale, 
Empedoclès, Eraclito e Zenone

E vegno in parte ove non è che luca (E giungo in una parte dove non c’è nulla che sia illuminato).

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