A zonzo con Dante e Virgilio – 6

Dante si risveglia dopo il solito svenimento al termine del colloquio con Paolo e Francesca e si accorge di essere arrivato nel Terzo Cerchio. Lui non si arrovella più di tanto; quando deve passare da una scena e l’altra e non sa come legare i due avvenimenti che tratta, ricorre alla pratica dello svenimento nella prima scena e del successivo risveglio nella seconda, uno po’ come si faceva nel cinema quando era la settima arte e il primo svago e quando i grandi registi ricorrevano alla dissolvenza incrociata.

Io sono al terzo cerchio, de la piova 
etterna, maladetta, fredda e greve; 
regola e qualità mai non l’è nova
.

Qui trova una nuova schiera di dannati, i golosi. Una pioggia eterna, fredda, fastidiosa cade incessante nel Cerchio, mista ad acqua sporca e neve; forma al suolo una disgustosa fanghiglia, da cui si leva un puzzo insopportabile. E loro sono immersi nel fango e il loro carceriere, Cerbero il mostro a tre teste dalle parvenze di cane, latra verso di essi con le sue tre fauci graffiando coi i suoi artigli le anime le riduce a brandelli.

 Cerbero, fiera crudele e diversa, 
con tre gole caninamente latra 
sovra la gente che quivi è sommersa. 

Questo canto, dal sapore tutto politico, si interessa a diversi personaggi fiorentini; ma quello che più spicca è Ciacco che, per voler di Dante, tratta delle lotte per il potere in atto a quei tempi a Firenze, quelle fra Guelfi Bianchi e Neri.

…Voi cittadini mi chiamaste Ciacco:
per la dannosa colpa de la gola,
come tu vedi, a la pioggia mi fiacco.
..

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Il pezzo che ricopre la campana che vediamo oggi, sita in via Domenico Tardini 35, siamo ormai di fronte al Parco del Pineto, è stato realizzato da, un per noi misterioso, Tito; ce ne vogliate scusare ma un’assenza di circa nove mesi dai riflettori ci fa incorrere anche in queste situazioni scabrose. Lui ha però aggiunto del suo all’argomento trattato rendendolo più che mai attuale. Vediamo tutta l’opera distribuita su tutti i lati della campana.

faccia rivolta verso la strada
lato che affaccia dalla parte del marciapiede

Come tutti vedete, appaiono due personaggi che nel Canto III non ci sono; uno ha le parvenze di un africano, l’altro i caratteri orientali di un cinese o giapponese che dir si voglia. Sentiamo in merito le argomentazioni dirette dell’autore dei pezzo, Tito:

Con questo progetto ho voluto rappresentare in modo molto implicito lo sfruttamento che i paesi più sviluppati esercitano su continenti in difficoltà quali Asia e Africa.
Tale sfruttamento è paragonabile a quello che Dante denuncia nel canto dei golosi, il poeta infatti vuole mettere in cattiva luce tutti quei signori
abbienti che in tempo di carestia si son approfittati del loro benessere economico per sfruttare coloro che di risorse non ne avevano, se da un lato quindi abbiamo l’estrema povertà, dall’altro abbiamo un ingordo desiderio di arricchirsi.

per ch’io dissi: «Maestro, esti tormenti 
crescerann’ei dopo la gran sentenza, 
o fier minori, o saran sì cocenti?

 Ed elli a me: «Ritorna a tua scienza, 
che vuol, quanto la cosa è più perfetta, 
più senta il bene, e così la doglienza. 

Noi aggirammo a tondo quella strada, 
parlando più assai ch’i’ non ridico; 
venimmo al punto dove si digrada:

quivi trovammo Pluto, il gran nemico. 

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