Il luogo per la molitura del frumento /25

Rimettiamo piede dopo oltre due anni in questo sito abbandonato, uno dei primi visitati dal nostro progetto culturale; eravamo restii ma qualcuno ci ha trascinato praticamente con la forza in questa che sarà, quasi sicuramente, la nostra ultima visita all’immenso “Molino Agostinelli”. Ci mettemmo piede per la prima volta all’incirca sette anni fa, accompagnati da uno street artist con i fiocchi, da noi stimato e ritenuto tra i migliori della piazza romana. L’emozione che provammo è ancora oggi difficile da descrivere, quell’edificio il cui aspetto richiamava le architetture sovietiche, gli esercizi calligrafici elegantissimi colà custoditi e il timore che qualcuno potesse sorprenderci ci diedero una scarica di adrenalina che durante quest’ultima visita non ce la siamo neppure sognata. Durante questi sette lunghi anni, costellati, fuori da quei muri, da ogni accadimento allora nemmeno immaginabile, al Molino Agostinelli si sono succedute almeno due generazioni di street artist, prima quella del figurativo che timidamente, intorno al 2015, cominciò a frequentare gli edifici industriali dismessi, pioniere, uno per tutti, quello 0707 che ha realizzato i suoi pezzi esclusivamente nei siti abbandonati (noi entrammo in contatto con il primo pezzo da lui realizzato dentro la cartiera di Tivoli); e qui fu la volta di Qwerty, Pino Volpino, Other, DesX, Piskv tanto per citarne qualcuno. Poi la nuova ondata del writing, quello spontaneo, fatto di nuove sperimentazioni, di simbolismi, spesso accompagnato da un figurativo più sperimentale, spesso aggressivo, e a questa categoria annoveriamo gli Hos, gli Za Tox, i Dez e i Geco della situazione.

Riteniamo quindi, ed è solo il nostro parere personale, che tutto ciò che aveva da dire, questo sito lo ha già detto; nonostante l’impegno di chi ha di recente esposto i propri lavori, realizzando pezzi di tutto rispetto e che fra poco vedremo, non siamo riusciti a emozionarci.

Tutto ciò premesso, facciamo un lungo viaggio attraverso i tre edifici fatti di almeno sette piani e vediamoci, in modo quasi esaustivo, tutto ciò che è stato realizzato dalla nostra precedente visita che risale a ben prima dell’inizio della pandemia.

Ci accoglie un delizioso pezzo di Hos che abbiamo intravisto attraverso buchi nella vetrata mentre scendevamo una scala di sicurezza.

_________________________________________________________

Poi lui, sempre lì, su quel camion in disuso, sembra che voglia rassicurarci sul fatto che tutto sia sotto controllo.

ha un occhi rosso, avrà preso un colpo d’aria

________________________________________________________

Entriamo e visitiamoci tutto d’un fiato le varie sale di questo immenso edificio costellato di pericolosissime buche che si aprono dappertutto sui pavimenti; ne sconsigliamo a chiunque la visita!

Le cose sono un po’ migliorate; esternamente finalmente sono intervenuti i vigili e sembra che abbiano messo sotto sequestro una parte del sito, quella soggetta ad essere diventata una vera e propria discarica; qui dentro l’edificio è stata realizzata anche una sala dove il pioniere può riposarsi.

_____________________________________________________________

Continuiamo la nostra visita.

______________________________________________________________

____________________________________________________________

Saliamo all’ultimo piano, dove sono cospicue le presenze di apparecchiature industriali che servivano a convogliare le farine verso i silos di stoccaggio.

Ci spostiamo un po’ più indietro e troviamo un buon pezzo di Ale Senso.

_________________________________________________________

E finalmente arriviamo su un terrazzo, qui c’è abbondante luce. Troviamo una splendida murata.

Vediamo i pezzi singolarmente.

______________________________________________________

Abbi9amo scorto un altro terrazzo; dobbiamo attraversare un altro salone.

Poi due pezzi di Ivan Fornari.

___________________________________

Ed eccoci al secondo terrazzo.

__________________________________________

Il nostro giro è terminato; chiudiamo come abbiamo aperto, con un caldo pezzo di Hos!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.